Un giro in canoa alle sorgenti del Tirino
Eccoci qui per una nuova avventura, fare un giro in canoa alle sorgenti del Fiume Tirino.
Questa volta ne abbiamo avuta una appena appena un pò intrepida (almeno per noi comodoni) ma, per chi vuole, vi sono anche opzioni più hard!
La cooperativa “Il Bosso” organizza, ogni estate, attività fluviali sulla foce del fiume Tirino, tra Capestrano e Bussi sul Tirino. Sono dei mini tour organizzati veramente molto bene, ed anche in periodo di Covid, sono stati impeccabili.
ORGANIZZAZIONE PERFETTA
Il raduno è a Capestrano, in Via Capodacqua, presso il Centro Turistico e Formativo Valle del Tirino. I ragazzi della cooperativa, infatti, hanno come mission quella di far conoscere la loro zona ma anche quella di insegnare ai turisti come rispettare l’ambiente e la natura.
Il luogo dista un’ora e mezza da Pescara e poco meno di due ore da Roma. Il percorso è quasi prettamente autostradale, ma ci sono anche le statali, appena più lunghe, ma che vi permettono di godervi paesaggi bellissimi.
Gli organizzatori sono stati molto puntuali. Dopo averci preso la temperatura e fatto firmare degli appositi moduli, ci siamo tutti spostati, in auto, presso la località San Martino. Se cercate sulla mappa online, è lo spiazzale di fronte al “Ristorante Camping San Martino”.
Si parcheggia l’auto lì, ci si cambia (se si vuole stare più liberi e farsi il bagno) e si raggiunge la base di partenza.
L’EQUIPAGGIAMENTO NECESSARIO
Qui vengono individuati gli equipaggi, ogni canoa può portare al massimo 2 persone (3 se hai un bambino). Una d’avanti, che pagaierà solo nel viaggio di andata, ed una al centro, che si godrà in panciolle l’intera escursione. Il terzo membro della canoa è un ragazzo o una ragazza della cooperativa, il vostro accompagnatore.
Bisogna indossare il giubbotto salvagente, e potrai inserire tutta la tua roba all’interno di un sacco tubolare impermeabile che ti verrà consegnato prima di partire, così che non si bagni.
L’avventura si apre con una breve spiegazione su come si deve entrare in una canoa (non è così facile, specie se siete in acqua), come sedersi ed alzarsi, ed, infine, su come pagaiare. Di seguito, un altro accompagnatore vi illustrerà il percorso, suddiviso in tappe.
Ad ogni tappa vengono date altre informazioni specifiche sul fiume, sulla vegetazione e sulla fauna locale.
IL FIUME TIRINO
Il nome “Tirino” deriva dal termine greco tritano, ovvero tridente, perché nasce dall’unione di tre corsi d’acqua che formano una sorta di tridente, appunto.
L’acqua proviene da Campo Imperatore, scorre sotto lungo tutta la vallata, per poi risalire in superficie a Capo d’Acqua, il luogo da cui sgorga la fonte. Da qui giunge fino al lago artificiale di Capodacqua per poi proseguire ed incrociarsi con gli altri due piccoli corsi d’acqua, proprio dove si forma il tridente.
LE RISORGIVE
Ma i tre fiumiciattoli non sono l’unica fonte di approvvigionamento del fiume Tirino. Come si può ben vedere anche dall’alto, il letto del fiume è ricoperto da una folta vegetazione, in prevalenza “sedanina d’acqua”, dal sapore del sedano ma molto più sottile. Di tanto in tanto, tuttavia, vi sono degli sprazzi luminosi di un azzurro turchese, dove la vegetazione non c’è. Bene! In quei punti vi sono le “risorgive”, ovvero delle fonti di origine naturale che affiorano spontaneamente dal sottosuolo. Ciò comporta che l’acqua del fiume Tirino abbia sempre una portata d’acqua stabile (non va mai in secca) e una temperatura costante di circa 11 gradi centigradi.
Da qui il Gran Sasso non si vede perché è coperto dall’altopiano di Campo Imperatore.
Iniziamo ora la nostra avventura, mio marito si mette al comando, a prua, ma la sua pagaiata è troppo vivace. Il nostro accompagnatore, infatti, deve farlo rallentare altrimenti rischiamo di finire dritti dritti contro la riva, infrattati nella vegetazione senza via di fuga.
Il paesaggio è incredibile. La vegetazione è rigogliosissima, ed il nostro accompagnatore ci spiega, di volta in volta, quali sono le specie di animali che troviamo nel fiume e quali sulla terraferma.
FAUNA FLUVIALE
Nel fiume troviamo le Trote Fario, che, però, non sono autoctone. Qualche anno fa il fiume fu attaccato da un batterio che portò all’estinzione di tutte le specie ittiche, compresi i gamberi. Successivamente, quando l’acqua è tornata pulita, il fiume è stato ripopolato ma i gamberetti di fiume non riescono a riprodursi come una volta.

Tra le canne, sulla riva, troviamo, invece, dei nidi di Gallinelle d’acqua, appoggiati quasi sull’acqua. Di tanto in tanto, inoltre, riusciamo a scorgere delle Folaghe, adorabili uccelli neri dal becco quasi bianco. Le altre specie aviarie devono stare molto attente, perché tra i salici bianchi si aggirano dei Cuculi.

Questi uccelli depongono le loro uova tra quelle degli altri, cosi da farli covare da loro. Si chiama “parassitismo di cova”. Le uova dei Cuculi si schiudono prima delle altre e l’uccellino butta giù tutta la covata, rimanendo l’unico in vita. I genitori “adottivi” non se ne accorgono e lo nutrono finché non è pronto a spiccare il volo.
IL TIRINO ED IL COMMERCIO
Con le canoe si procede in fila indiana. Siamo tutti molto distanti ed ogni tanto c’è qualche sorpasso, ma la traversata prosegue lentamente, controcorrente.
Arriviamo alla seconda tappa. Le canoe si affilano tutte una di fianco all’altra, quasi ad incastro. Uno degli accompagnatori ci spiega le attività commerciali che sono sorte nella zona grazie al fiume.
Ci parla dei possedimenti medicei e della lana “carfagna” qui prodotta. In pratica proprio nel luogo in cui ci siamo fermati, c’era uno spiazzo dove i contadini venivano a mercanteggiare con i pastori.
La lana carfagna era scura e sporca, e così le donne che l’acquistavano passavano molto del loro tempo a lavarle con l’acqua calda sul ciglio del fiume. Quando risultava pulita, veniva buttata nell’acqua ghiacciata. Lo shock termico la rendeva, praticamente, impermeabile (quasi come gli odierni tessuti tecnici), finendo anche per incollare le fibre assieme. In concreto facevano quello che noi oggi evitiamo ad ogni costo, infeltrivano la lana per ottenerne un tessuto adatto ad affrontare il gelido inverno negli spazi aperti.
Quando poi i Medici dichiararono bancarotta, la pastorizia perse importanza nella zona, al contrario che a Calascio. Il nuovo business divenne la lavorazione della ceramica. Alcune famiglie provenienti da Castelli, costrette a lasciare i propri possedimenti, si trasferirono a Bussi sul Tirino. Qui proseguirono la loro attività ancora per un secolo, prendendo l’argilla dal fiume.
BUSSI SUL TIRINO ED IL POLO CHIMICO
Con l’avvento della rivoluzione industriale, infine, Bussi divenne un grande ed importante polo chimico d’Italia, traendo energia dal fiume. Purtroppo, però, questo ha provocato uno dei più imponenti disastri ambientali, a cui ancora oggi si cerca di porre rimedio.
Quello che è, infatti, il più pulito fiume d’Italia, superata la città di Bussi, diventa uno dei più inquinati. Per molto tempo quest’acqua fu bevuta dai cittadini che vivevano a valle, con tutto quello che ne consegue. Ad oggi, anche se si stanno svolgendo molti lavoro di messa in sicurezza e ripristino dei luoghi, il rischio maggiore è quello di inquinare anche le falde acquifere sottostanti.
EDUCAZIONE AMBIENTALE
I ragazzi della cooperativa “Il Bosso” sono molto attenti a questi argomenti. Svolgono anche “Educazione ambientale” affinchè non solo gli abruzzesi, ma anche i turisti vengano sensibilizzati su questi argomenti.
La loro base a Capestrano vende tutti prodotti “Plastic Free” e compostabili, ed ogni loro attività è attenta a non ledere la natura circostante.
BAGNO GHIACCIATO
Dopo un breve tratto, giungiamo finalmente all’area balneabile.
Vi ricordo che l’acqua, ancorchè limpida e pura, non è detto che sia anche potabile. Quest’acqua, infatti, contiene batteri nocivi per l’essere umano. Solo in quest’area è potabile, in particolare, in diretta corrispondenza con la risorgiva centrale.
L’acqua è gelida, eppure alcuni intrepidi decidono a buttarsi, a piedi scalzi perché le scarpe nuocciono all’ecosistema.
Vi consiglio di essere mentalmente pronti ad affrontare questo passo, o finirete come mio marito! Impavido si è buttato in acqua, che arrivava a metà cosce, per poi rendersi conto che era immensamente fredda. Nel tentativo impellente di risalire, per un pelo non ha ribaltato la canoa.
Sono stata praticamente tratta in salvo dal nostro accompagnatore che, con calma, gli ha spiegato come risalire (cosa non facile vi assicuro). Altre persone si sono immerse, facendosi una piccola passeggiata, mentre un bambino ha avuto l’assurdo coraggio di tuffarsi entrando interamente in acqua. Poverino! Il papà non aveva neanche portato un asciugamento e così, mentre ripartivamo, sentivamo lui dire “Papà ma perché non hai portato l’asciugamano?”, mentre batteva i denti, e lui “Ma perché non avrei mai creduto che tu fossi così coraggioso da tuffarti!!!”.
IL SILENZIO DEL RITORNO
Il viaggio di ritorno è stato meraviglioso.
La canoa segue la corrente, solo l’accompagnatore pagaia leggermente per dare la direzione. Si sente il vento fra le fronde degli alberi e un leggero sciabordio delle onde.
Passiamo il tempo in silenzio, a guardare questo spettacolo ed a fare video.
Alla fine scopriamo che si può fare questa escursione anche nelle notti di luna piena, ma bisogna telefonare prima. Credo che sarebbe pazzesco per una prossima volta.
Finita l’escursione ringraziamo i nostri ospiti, e torniamo a Capestrano per consumare il pranzo. La sede della Cooperativa vi può offrire da mangiare o, se chiedete, potete consumare lì il vostro pranzo al sacco, prendendo qualche bibita da loro.
Nel pomeriggio, alcuni del gruppo Aspherya ha approfittato per fare una piccola deviazione per il Parco del Lavino, a Scafa. Qui, infatti, troviamo le fonti sulfuree dell’immissario del fiume Pescara. Anche questo merita qualche minuto del vostro tempo.
Ed anche oggi la nostra avventura è finita. Alla prossima!
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