UNA GRANDE E TERRIBILE BELLEZZA
A Great and Terrible Beauty
Autore: Libba Bray
1° Editore: Elliot Edizioni (Libraccio)
Anno edizione: 2008
Pagine: 545
Epoca: 1895
Ambientazione: reale/fantasy
Località: Bombay/Londra
Adattamento cinematografico: No
Scuola: Spence Academy for Young Ladies
Genere: Young Adult Novel – Gothic novel
SAGA: Trilogia di Gemma Doyle.
Antagonista: Circe
INTRODUZIONE AL LIBRO

Giugno 1895. Gemma, rampolla di una ricca famiglia inglese, sta passeggiando per le strade del mercato di Bombay con aria irritata. E’ il giorno del suo sedicesimo compleanno, e i suoi sentimenti adolescenziali, oramai, stanno prendendo il sopravvento. Non ha più voglia di vivere in India, circondata dalla servitù o da persone anziane, vuole frequentare i salotti di Londra, andare ai balli ed incontrare gente.
La mamma, mentre cerca invano di distrarla da quei pensieri, viene urtata da un misterioso uomo incappucciato, con un giovane al seguito. Sembra un episodio come tanti ma l’uomo, inaspettatamente, si avvicina a sua madre e le sussurra «Circe è vicina».
La donna sbianca e l’uomo sparisce.
Vistosamente impaurita, senza spiegazioni, la madre ordina a Gemma di tornare a casa con la servitù, lasciandole in dono una bellissima collana. Furiosa, Gemma ha un moto di ribellione e scappa.
Ben presto si renderà conto di essersi persa in una della città più grandi del mondo, dove nessuno parla inglese. La paura diventa terrore quando si accorge che il ragazzo del mercato l’ha trovato e sta cercando di afferrarla. Gemma si dà alla fuga fino a quando non cade rovinosamente a terra ed inizia ad avere una visione. Dapprima vede l’uomo del mercato che insegue la madre fin dentro una bottega, con un coltello in mano. Lei sembra non accorgersene finché da un angolo buio qualcosa di terribile ed oscuro emerge, un ombra nera che divora l’uomo e quando sta per catturare la madre, questa prende il coltello caduto a terra, e si uccide.
Solo al suo risveglio scoprirà la brutale verità: non era un sogno ma la realtà.
Una scuola per giovani signorine “per bene”
Agosto 1895. Gemma è a Londra, i suoi sogni si sono avverati, andrà a studiare in una prestigiosa scuola fuori città, ma in cuor suo vorrebbe mille volte avere la madre ancora al suo fianco.
La famiglia di Gemma, dopo la morte della madre, è andata alla deriva. Il fratello Tom ha, sulle donne e su quali siano i loro doveri, la tipica mentalità inglese, così come la loro nonna. Il padre, invece, si è abbandonato ai fumi dell’oppio, ed è quasi del tutto assente.
E così, mentre percorre la strada verso la scuola, ha una nuova visione, vede una bambina con un grembiulino bianco che le dice che “Mary” la sta aspettando ma devono stare attente perché anche la “cosa” le sta cercando. Gemma all’improvviso si riprende ed inizia a dubitare che ci sia qualcosa che non va in lei ma non sa con chi parlare del suo problema senza che la credano pazza.
Finalmente arrivata a destinazione, scopre che la scuola è un antico ed enorme castello, con guglie, torrette e gargolle. L’ala est è inaccessibile a seguito di un grande incendio che la devastò nel 1871 e, nell’immenso parco, c’è un’antica cappella dove le studentesse seguono la messa ed i vespri serali.
C’è un grande potere dentro di te
Gemma scopre, suo malgrado, che quella scuola non era il posto adatto a lei e che non si trovava a proprio agio con le nuove compagne di scuola.
In più, le visioni non la lasciano in pace, tanto che una notte, seguendo la bambina che aveva visto il primo giorno, non entra in possesso di un diario appartenuto ad una certa Mary Dowd, scritto nel 1871. Da quel momento inizierà un percorso che la introdurrà nel mondo magico ed onirico dei “regni paralleli” e del misterioso “Ordine” di donne dedite alla magia.
Conoscerà il giovane del mercato di Bombay, Kartik, che l’aveva seguita fino a Londra. Scoprirà che lavorava per una confraternita segreta chiamata Rakshana, che aveva come unico compito quello di impedire alle donne dell’ordine di aprire i regni. L’altro uomo, suo fratello, era il custode di sua mamma e si era sacrificato affinché non venisse divorata dal mostro ombra.
Gemma creerà, così, quasi per gioco, un proprio “ordine” con le sue nuove, quanto improbabili, amiche Ann, Pippi e Felicity, e scoprirà che in lei il “potere” è molto forte, forse troppo, perchè trae origine da un passato oscuro che, in qualche modo, le appartiene.
PERSONAGGIO PRINCIPALE

Gemma Doyle è la protagonista di “Una grande e terribile bellezza”. La storia è narrata da Gemma, in prima persona. Sappiamo ogni cosa che pensa e che desidera e comprendiamo il suo disagio. La madre era una donna emancipata, che in India, assieme al padre, ha sempre vissuto una vita quasi paragonabile a quella di una donna di oggi. Gemma è come la madre, ma è ancora un’adolescente così quando si ritrova a Londra, non sa discernere tra ciò che è “appropriato” e ciò che è giusto. Ad ogni modo, per lei è insopportabile vivere in quella Londra di fine ‘800 dove le ragazze sono relegate nelle mura domestiche a ricoprire solo il ruolo di madre e di moglie. Gemma vuole qualcosa di più, e potrebbe averlo, ma ha paura delle conseguenze delle sue scelte.
E’ difficile per lei abbandonare la sua “safe zone”, come diremmo oggi, per imbarcarsi in questa nuova avventura. Gemma, tuttavia, è cauta; è indecisa su cosa scegliere, se essere una donna speciale o essere una donna qualsiasi, ma non ha fretta. E’ a tutti gli effetti un’adolescente, un po’ egoista, con i suoi problemi ed i suoi desideri, anche erotici, ma è audace e forte, in perenne ricerca della propria identità. Il suo sogno? Riavere sua madre.
«Volete che vi racconti una storia? Una storia nuova e agghiacciante? Una storia di fantasmi? […] Siete pronte? Comincio. C’erano una volta quattro ragazze. Una graziosa, una intelligente, una affascinante e una…» guarda verso di me. «Una misteriosa. Ma erano tutte guaste, sapete. C’era qualcosa che non andava in loro. Sangue cattivo. Grandi sogni. Oh. Scusate, l’avevo dimenticato. Questa parte doveva venire prima.
Queste ragazze erano tutte sognatrici».
Felicity
Cooprotagoniste
Felicity Worthington: Felicity e Pippi, sono due amiche inseparabili fin dall’inizio del libro, eppure, come ci dice nella sua fiaba, sono entrambe “guaste”. Inizialmente sono le bulle della scuola: ricche, belle e sadiche, e si accaniscono contro le più fragili, in particolare con Ann, “Mademoiselle Borsa-di-studio”. Ma lentamente comprendi che il loro è solo un atteggiamento di rivalsa verso una realtà che lentamente le sta distruggendo da dentro. Felicity è figlia di un potentissimo Ammiraglio a cui lei, però, non interessa assolutamente. Completamente abbandonata emotivamente dal padre, è comunque sola, visto che la madre è scappata con un altro uomo e fa la bella vita a Parigi. Il suo più grande sogno: avere potere;
Pippi Cross: Lei è la bella della coppia, non che Felicity sia brutta, tutt’altro, però la sua bellezza è disarmante ma ha un serio problema di salute che nessuno deve conoscere. La sua famiglia la considera solo una merce di scambio, infatti il padre è sempre pieno di debiti perché ha il vizio del gioco, e l’unico modo per risollevare le sorti della famiglia è darla in moglie ad un uomo facoltoso di quasi quarant’anni più grande di lei. Pippi è inizialmente quasi del tutto plagiata dalla madre, anche se mantiene qualche guizzo di indipendenza, tuttavia con il tempo, e frequentando l’ordine, capirà che nella vita si può scegliere e spesso la scelta da compiere è molto difficile. Il suo più grande sogno: trovare il suo principe azzurro;
Ann Bradshaw: è la compagna di stanza di Gemma. Si trova nella scuola grazie ad una borsa di studio. I suoi genitori sono morti e i suoi parenti l’hanno messa lì per liberarsene. Anche lei è stata già incasellata dalla società, è bruttina e povera, quindi non potrà che diventare una dama di compagnia o una domestica. Questo ruolo non la sosddisfa ma non sa assolutamente come venirne fuori così si ferisce, producendosi quel dolore fisico che le ricorda di essere viva, e non solo una marionetta in balia della vita. Ha una voce stupenda e quando canta il suo aspetto diventa raggiante. Il suo più grande sogno: essere bella;
Personaggi secondari
Kartik: è un guardiano indiano, incaricato di controllare che Gemma non entri nei regni della magia. Suo fratello è da poco stato ucciso dalla creatura che voleva uccidere anche la madre di Gemma, sacrificandosi al suo posto. Il suo ruolo, come quello di tutti i maschi del libro, è marginale. Oggetto del desiderio di Gemma, non riuscirà a “gestirla” come credeva tanto che verrà completamente estromesso dalle scelte che la ragazza prenderà nel corso del romanzo.
DUE COSUCCE SULL’AUTORE

La scrittrice di oggi è Martha Elizabeth Bray, nota come Libba, diminutivo di Elizabeth.
Libba è un autrice sui generis, leggendo la sua storia mi sono resa conto che è un tipo decisamente fuori dal normale, stravagante potrei dire, ma molto simpatica.
Libba Bray nasce in Alabama per poi trasferirsi in Texas. I suoi genitori, a quanto pare, erano molto eccentrici, il padre era un sacerdote presbiteriano e la madre era un’insegnante di inglese. Ci sono stati diversi episodi singolari nella sua vita, come per esempio quando il fratello era stato ferito alla testa da un proiettile, e così si trasferirono a Denton dove c’era un particolare ospedale che lo avrebbe curato al meglio. A 18 anni, invece, Libba ha un terribile incidente d’auto, che le fa perdere un occhio e la sfigura.
Ci vollero sei anni e tredici interventi chirurgici perché tornasse normale.
Dopo il diploma andò a New York, perché voleva diventare una drammaturga, con soli 600 dollari “nella scarpa”, e per un po’ le andò anche bene, cambiando diverse attività, fino a quando, nel 2003 non pubblicò “Una grande e terribile bellezza”.
E’ sposata con il suo agente letterario. Quasi al verde sono fuggiti a Firenze, dove lui doveva andare per lavoro, e lì si sposarono, prendendo un passante come testimone di nozze (anche se non mi sembra che sia tanto rapido sposarsi in Italia, comunque!).
Oggi hanno un figlio, e vivono con i loro due gatti. Nel tempo libero suona in una band chiamata “Tiger Beat”.
Fino ad ora è l’autrice più simpatica che mi sia capitata, e questo traspare dal suo libro ma in particolar modo dal suo sito, dove si racconta in maniera effervescente.
Femminismo bianco, cisgender, contesto vittoriano… What?
Per realizzare questo articolo mi sono dovuta informare su un sacco di argomenti perché leggendo le recensioni fatte da altri, in particolar modo stranieri, alla fine mi era parso di aver letto un altro libro.
Ho letto di femminismo bianco, razzismo, omofobia, cisgender, ma anche di errori (storici, grammaticali?), di contesti avulsi da quello originale vittoriano, e così via, tanto che ho cercato di approfondire. Già perché a me il romanzo è piaciuto, ed anche molto.
Questo romanzo è un YA al 100%, quindi i fruitori diretti non siamo noi adulti ma gli adolescenti, e già così è sicuro che qualcosa ci sfugga. Le adolescenti sono proprio come descritte nel libro, un po’ egoiste, ognuna presa dai propri problemi esistenziali ma al contempo curiose e con il desiderio di evadere dalla propria realtà, non per sempre forse, ma almeno fintanto sono ragazzine. Si fanno del male, sì, perché sono gelose l’una dell’altra e l’una per l’altra.
Nel libro, quindi, mentre queste ragazze stanno creando la loro struttura interiore, diventando adulte, la vita le pone di fronte ad una magica alternativa, dove le donne sono protagoniste e non più dei soprammobili.
E’ ambientato nella Londra di fine ‘800. Non bastano solo i corsetti ed i busti a proiettarci in quegli anni, è vero, ma qui non c’è solo questo. Ultimamente mi sembra quasi che dimentichiamo di contestualizzare gli eventi, come quando critichiamo scioccamente la favola di Biancaneve!
La sposa chiede timidamente a sua madre come comportarsi la prima notte di nozze, e lei risponde: “Basta sdraiarsi e pensare all’Inghilterra”.
Aneddoto vittoriano
Il suffragio universale
Una delle critiche più frequenti fatte al libro era che Gemma fosse “troppo moderna” per quell’epoca, o che avesse idee troppo progressiste. Io penso che sia vero il contrario, perché è proprio in quel periodo storico che il Movimento delle Suffragette era più attivo. Nato, infatti, nel 1869 in Gran Bretagna, divenne un movimento nazionale per il suffragio universale femminile solo nel 1897.

Proprio in quell’epoca storica le donne, e certamente solo le donne benestanti, iniziavano ad emanciparsi, ed a chiedere non solo la parità di voto ma anche quella di genere.
Le ragazze della Spence, quindi, sono ragazze incastonate nel loro tempo, con qualche spinta in più. La professoressa Moore ne è un esempio.
Pensiamo al carinissimo film Hysteria, di Tanya Wexler, (dedicato all’invenzione del vibratore) ambientato nella Londra del 1880, dove le donne sono quasi trattate al pari delle odierne donne mussulmane, alle quali si negava “concettualmente” il piacere di provare piacere sessuale. In pratica, secondo la retrograda mentalista maschilista ottocentesca, la donna non poteva provare piacere se non con la penetrazione maschile. Eppure la protagonista femminile, Charlotte Dalrymple, desiderosa di indipendenza ed audace, non è mai stata tacciata di essere “troppo moderna”.
Femminismo bianco
E’ evidente che il femminismo di cui si parla nel romanzo “possa” essere vagamente riconducibile ad una sorta di femminismo bianco, ovvero il femminismo proclamato da donne cisgender (persone che vivono bene con il proprio genere di nascita), bianche, appartenenti alla medio-alta borghesia, belle e magre. Ma questo è perfettamente aderente al periodo storico!
Alla fine del 1800 chi poteva mai creare un movimento per il suffragio universale se non donne bianche della medio-alta borghesia, leggasi “acculturate, facoltose e che non devono lavorare per vivere”? Nei collegi londinesi di quell’epoca forse potevano iscriversi altri tipi di fanciulle? L’unica che esce dai canoni classici è Ann, ma non per deriderla bensì perché anche lei ha un suo ruolo nel romanzo. Secondo me nella trilogia vedremo che ognuno dei sogni espressi dalle quattro ragazze, quindi anche il sogno di Ann di essere bella (non per forza bella come crediamo noi), si avvererà, come quello di Pippi. L’unica domanda è, in che modo?
Insomma non riesco a classificare la Bray come un’appartenente al femminismo bianco.
Gothic Novel
“Una grande e terribile bellezza” è un romanzo fantasy ma del sottogenere gothic, in particolare il gothic femminile, e questo secondo me non è stato proprio preso in considerazione da alcuni lettori.
Il genere Gotico femminile ha una sua specifica vocazione: quella femminista, per questo il romanzo credo abbia avuto tanto successo.

Ma andiamo con ordine, il genere Gothic è una commistione tra horror, morte e romanticismo. Il gotico femminile, ovvero quando l’autore è una donna, presenta delle caratteristiche ancora più precise: le scrittrici lo utilizzavano per introdurre i desideri femminili sociali e sessuali, in una letteratura dove vigeva l’egemonia maschile.
All’interno del genere, le maggiori esponenti femminili furono Ann Radcliffe, Mary Shelley e Charlotte Brontë.
In concreto poter parlare di paranormale, di fantasmi e quant’altro, ha permesso alle scrittrici di scrivere qualcosa di diverso dalla comune trama matrimoniale, consentendo loro di presentare una critica più efficace al potere maschile, alla violenza ed alla sessualità predatoria.
Il gotico femminile si è occupato anche del malcontento delle donne sottomesse ad una insensibile società patriarcale, costrette nelle loro posizioni problematiche e insoddisfacenti di mogli e madri. Dalla paura di essere intrappolate nell’ambiente domestico, in un corpo femminile, in un matrimonio insoddisfacente, a quella del parto o degli abusi domestici.
Ed eccolo qui, il romanzo della Bray:
- Felicity ha paura di essere intrappolata in una società patriarcale;
- Pippi, è terrorizzata dall’idea di sposarsi con un uomo tanto più vecchio di lei e che non ama (un pò come Charlotte de Polignac, in Lady Oscar);
- Ann incarna il disagio di vivere nel proprio corpo, diverso da quello delle altre;
- Gemma, infine, teme di sottostare al potere maschile (che sia quello del fratello Tom che dei Rakshana).
Questo non è un romanzo paragonabile a quelli di Jane Austin o delle sorelle Bronte, perché non è scritto in quegli anni ma oggi, e non è un saggio storico o un romanzo per adulti. Non ci si può aspettare, secondo me, troppo di più da un young adult novel.
Razzismo
Ed, infine, alcuni parlano di libro “razzista”, perché gli uomini, rom o indiani che fossero, sono trattati come “feticci”. Beh, insomma… per una volta non fa male che sia l’uomo ad essere visto così. Nei libri ad ambientazione fantasy scritti da uomini, dove le donne sono solo esotiche “sacerdotesse caste” o Guerriere formose di paesi d’oltremare, non mi pare che gli autori siano mai stati tacciati di razzismo.
Attenzione! **spoiler**
L’unica cosa che forse può destare un piccolo allarme, in particolare relativamente all’età del lettore, è quella riferibile all’autolesionismo, al consumo di alcol ed al suicidio. Nel romanzo i primi due sono trattati solo come piccole sciocchezze adolescenziali, ma così non è. La scelta compiuta nel racconto è un po’ dura da digerire, perché nella realtà il suicidio non può essere una soluzione ai problemi. Diciamo che il gesto compiuto da una delle protagoniste del libro ricorda molto la scelta di Neil Perry nell’“Attimo Fuggente” ed in entrambi i casi non era condivisibile.
Quindi, insomma, genitori prestate attenzione e voi ragazze leggete il libro con leggerezza.
VALUTAZIONE
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5 pecorelle
Questo libro a me è piaciuto molto, forse dipenderà dallo stato d’animo con cui l’ho letto.
Sta di fatto che andando a fondo mi sono ritrovata a leggere di argomenti che spesso si trovano nelle discipline olistiche come il Theta Healing: ci sono altre realtà oltre alla nostra, e si possono raggiungere, per assorbirne nuova energia creatrice, utilizzando il corpo astrale. Nel Theta Healing si parla di Amore, nel libro si parla di Magia. L’idea di viaggiare in altri regni, scoprire nuove realtà, imparando e diventando più forti emotivamente, è una bella illusione, se non una speranza.
Anche l’idea di spronare le ragazze a non scegliere la via più facile, ovvero quella del matrimonio con un uomo ricco come soluzione a tutto, è interessante. Le donne dovrebbero tentare di cavarsela da sole, con le proprie forze, senza essere travolte dalla sindrome della crocerossina. Al contrario, viviamo per gli uomini della nostra vita, per i nostri mariti, per i nostri figli, per i nostri padri, e così, alcune volte, ci dimentichiamo di vivere per noi stesse. Certo, non tutte le donne sono così fragili, ed è a loro che questo messaggio dovrebbe essere indirizzato.
Tornando al romanzo, il libro è molto scorrevole, veloce da leggere. A chi non ama i flashback può dar fastidio, perché spesso si torna indietro nel tempo ripercorrendo le pagine del diario di Mary, ma per il resto il libro è molto lineare.
Uno dei colpi di scena finali, poi, non era così sconvolgente, per lo meno io lo avevo intuito da tempo. Gli altri, al contrario, sono del tutto inaspettati.
“Una grande e terribile bellezza”
Il percorso narrativo compiuto da Gemma è perfettamente aderente a quello del classico “viaggio dell’eroe” anche se la scoperta dei propri poteri non avviene nell’immediato ma dopo diversi capitoli:
- Gemma scopre di essere speciale e ciò gli dà la facoltà di fuggire da un mondo che non le piace;
- L’inizio è tutta una scoperta: a Gemma si apriranno le porte di un mondo fantastico e piano piano cercherà di abituarsi a tutto ciò che ha intorno (amici, magia, ecc);
- Poi, d’improvviso, ecco la rottura di questo magico equilibrio: c’è una creatura che vuole ucciderla. Gemma riuscirà a scoprire chi la comanda e come fermarla, prima che faccia del male a lei ed alle persone a cui vuole bene?
L’antagonista
L’antagonista, è una misteriosa donna di nome Circe. Gemma, però, non sa quale sia la sua vera identità né se sia un essere umano o un demone. Questo non impedisce a Circe, grazie ai suoi poteri, di insinuarsi sempre più nel profondo dell’animo delle quattro ragazze. Ognuna reagirà a proprio modo al pericolo, portando il tutto ad un epilogo per nulla scontato ma aperto ai successivi romanzi.
IN CONCLUSIONE

Lo ammetto, qui non c’è una scuola di magia. Tuttavia nel racconto queste due cose sono intrecciate. Scoprirete, infatti, che l’ordine di Gemma non sarebbe esistito senza la Spence e la scuola non sarebbe esistita senza il primo Ordine.
In merito al romanzo, beh! Ci sono veramente tanti pareri discordanti. A me è piaciuto molto, avendo solo colto i messaggi positivi che la storia mi trasmetteva. Quindi ve lo suggerisco caldamente!
Ad ogni buon conto lo consiglio a chi piace il genere gothic romance/fantasy, anche se questo è molto soft e poco sanguinolento. Le scene notturne sono ben strutturate, il castello e la grotta dove l’ordine si riunisce sono luoghi misteriosi ed intriganti. C’è un po’ di romanticismo, molte problematiche adolescenziali, tanti sproni ad affrontare la vita con coraggio, ed i regni onirici sono meravigliosi, rilassanti e divertenti.
A voi la scelta!
Se volete leggere di altre scuole magiche e misteriose, ne potrete trovare un elenco qui!
Bye Bye
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