PESCINA
Pescina è nota per essere il paese natio dello scrittore Ignazio Silone e del Cardinale Giulio Mazzarino, il consigliere del Re Sole, Luigi XIV Re di Francia (praticamente, per chi ama il cinema, il giovane re interpretato da Leonardo di Caprio in “La Maschera di Ferro”).
Se volete farvi one day itinerary, partendo da Pescara (provata per voi), potrete sicuramente visitare Pescina ed il Castello di Ortucchio; e nel tardo pomeriggio, se siete ancora in forze, anche Alba Fucens.
Pescina è abbastanza vicina a Pescara, ci vuole giusto un’oretta di autostrada, mentre da Roma un’ora e mezza circa, sempre tutta autostrada. Da Pescina ad Ortucchio ci vorranno al massimo una decina di minuti, un quarto d’ora al massimo.
Il mini tour è tutto in salita, quindi vi consiglio scarpe comode.
PESCINA, OLTRE FONTAMARA
Storicamente Pescina ebbe la sua prima grande espansione dopo il disfacimento di Marruvium, la famosa capitale dei Marsi, i cui resti si trovano presso San Benedetto dei Marsi.
La città veniva spesso inondata dalle acque del lago e gli abitanti, lentamente, iniziarono a trasferirsi nelle città limitrofe, in particolare in quelle poste molto più in alto rispetto al livello delle acque del Lago Fucino.
Secondo alcuni studiosi, il suo nome deriverebbe dal fatto che nell’antichità si praticava l’allevamento di trote mediante la costruzione di grandi piscine poste sulle sponde del fiume Pitonio (ora Giovenco).
Secondo altri, i romani edificarono un castrum, un edificio fortificato, sul Monte Pesce e lo chiamarono Pitonius o Pitinia, da cui, poi, derivò il nome Pescina.
Nel Medioevo fu un grande centro religioso. San Francesco D’Assisi venne qui spesso e vi fece edificare un convento del proprio ordine.
Per secoli, le sorti della città, o meglio della Baronia di Pescina, furono legate indissolubilmente con quelle della Contea di Celano.
Colazione alla Pasticceria Fontamara
La nostra prima tappa all’arrivo è stata la Pasticceria Fontamara, quasi di fronte al Municipio, il nostro punto di incontro con gli altri del gruppo. Qui vi potrete tuffare in un mare di zucchero e cioccolata, di dolci tipici locali e anche qualche pasticcino fiabeschi (compresi gli unicorni)!
Il paese, di domenica alle 10, era praticamente deserto, c’era solo qualche altro turista sparuto che aspettava di entrare in pasticceria, così quando è arrivata la nostra accompagnatrice, non c’è voluto molto per radunarci e partire (se avete bisogno di servizi igienici vi conviene fermarvi qui).
Per chi viene dall’autostrada, appena arrivati in piazza Mazzarino (quella del Municipio) si sale a sinistra per Via Barbati e si arriva a P.zza Ignazio Silone, di fronte la Basilica di Santa Maria delle Grazie, concattedrale della Marsica assieme a quella di Avezzano.
Qui c’è un ampissimo parcheggio dove lasciare le auto e proseguire a piedi, almeno la domenica.
Durante la vostra visita sicuramente noterete alcune ferite mai più rimarginate. Il terremoto del 1915 ha segnato queste terre in maniera devastante, non solo per i morti che causò e la distruzione degli edifici, ma anche a livello economico. Fu dell’XI grado della Scala Mercalli, e se pensate che quello del 2009 fu tra il IX e X grado (che ha completato, in molti casi, l’opera di distruzione già precedentemente iniziata), ne potete comprendere la gravità.
Molti di questi paesi marsicani non si sono più ripresi ed ancora oggi non si vedono costruzioni alte più di due piani. Il turismo, tuttavia sta riprendendo grazie ai giovani ed a tanti, molti, volontari che non aspettano altro di poterci raccontare le storie e le leggende delle loro terre.
Indice
- Basilica di Santa Maria delle Grazie
- Il fiume Giovenco
- Casa natale di Ignazio Silone
- Chiesa di Sant’Antonio da Padova
- Giovanni Artusi Canale
- Centro Studi e Museo Siloniano
- Romeo e Giulietta pescinesi
- Il Cardinale Mazzarino
- La Torre Piccolomini e la Tomba Di Silone
BASILICA DI SANTA MARIA DELLE GRAZIE

La concattedrale è molto carina vista dall’esterno.
E’ stata più volte ristrutturata a seguito del terremoto del 1915 e dei bombardamenti della seconda guerra mondiale. La facciata, a tre piani, presenta un portico con cinque archi chiusi da un’inferriata di ferro battuto (vi sono stati alcuni furti e profanazioni all’interno), finestre con vetri policromi ed un piccolo rosone.
L’interno è completamente ristrutturato ed è costituito da tre navate. Il soffitto, con volte a crociera, è molto luminoso, così come suggestive sono le due acquasantiere polimorfe dalle sembianze di angeli, a grandezza naturale, che ti accolgono all’ingresso.
Qui, in una cappella posta nella navate di sinistra, giacciono le Spoglie di San Berardo, patrono di Pescina e Protettore di tutta la Marsica. Figlio del Conte dei Marsi Berardo Berardi, nonché discendente di Carlo Magno, nacque sui Colli di Monte Bove, vicino Carsoli.
Studiò e si formò presso l’allora Cattedrale di Santa Sabina (costruita su l’ex Tempio di Giove nella città di Marruvium). Dopo diverse lotte intestine alla famiglia dei Conti dei Marsi, Berardo fu nominato vescovo (e poi cardinale) e professò proprio nella Cattedrale di Santa Sabina. Quando morì, nel 1130, fu sepolto al suo interno, fino a che una devastante esondazione del Lago Fucino non obbligò la Chiesa a traslare il corpo a Pescina, nella (ora distrutta) Chiesa di San Berardo.
Nel 1631 fu, infine, traslato qui.
Sotto la navata centrale vi sono le spoglie dei Vescovi dei Marsi, con una lapide che li ricorda.
IL FIUME GIOVENCO
Usciti dalla chiesa, prendiamo alcune scalette poste proprio di fronte al parcheggio, che ci portano sulla Via “Calata Fiume” ovvero una strada che passa vicino al fiume Giovenco, il più importante degli immissari del vecchio Lago del Fucino (per sapere di più leggi qui).
Molte leggende circondano questo fiume. Ricordiamo che il Fucino è nel territorio marsicano. I Marsi erano un popolo molto antico quanto misterioso. Irruenti, grandi e valorosi combattenti, gli antichi romani (secondo una delle ipotesi) fondarono una legione formata esclusivamente da uomini provenienti dalla Marsica: la Legio Martia.
Lo storico greco Appaiano di Alessandria, nella sua “Storia Romana” asseriva: «Nec sine marsis nec contra marsos triumphari posse», ovvero “non si può trionfare in battaglia contro i Marsi, né senza di loro”.
Il fiume Pitonio
I Marsi veneravano due divinità principali: la dea Angizia, dea Madre, che sapeva ammansire i serpenti e guarire le persone, in particolare dal morso dei serpenti; ed il dio Mamerte. Questo in seguito si confuse con il dio Marte dei romani, il dio della guerra.
Secondo alcuni era per questa protezione divina che i Marsi erano abili ed impavidi combattenti.
Ad ogni buon conto il fiume Giovenco, quando qui abitavano questo antico popolo, si chiamava Pitonio, come il drago/serpente ucciso dal dio Apollo.
Difatti il fiume Pitonio (narravano alcuni testi antichi), giunto al Lago del Fucino, non mischiava le proprie acque con quelle del lago, muovendosi sinuosamente a pelo d’acqua, per poi sparire nell’Os Pitoniae. Questo era uno dei pochi “emissari” naturali del lago, ovvero un inghiottitoio sotterraneo di natura carsica posto sotto l’antico santuario del dio Fucino, nei pressi dell’attuale Luco de’ Marsi.
Il fiume dalle sembianze di un “serpente”, quindi, moriva sottoterra, come Pitone, ucciso da Apollo mentre si nascondeva ferito, in un anfratto sotterraneo, nei pressi del Golfo di Corinto, dove poi Apollo eresse il suo famoso Oracolo di Delfi.
Coincidenza? Chissà (se vuoi saperne di più leggi qui)!
Iuventio Sannita
Quale che sia la realtà, i Marsi usavano festeggiare il solstizio d’estate sulle rive del Pitonio, il giorno più lungo dell’anno. Danzavano tutta la notte intorno ai falò, per poi lavarsi con la rugiada del mattino, purificandosi da tutti i mali.
Nei secoli il fiume cambiò nome ed assunse quello di Giovenco.
Leggenda vuole che, durante la Guerra Sociale, l’esercito romano guidato da Lucio Cornelio Silla uccise, sulle rive di questo fiume, più di 18000 sabini capitanati dal comandate Iuventio Sannita. Da quel momento il nome fu cambiato in suo onore.
Qualunque sia la sua origine, oggi è un fiume che scorre riottoso dentro la città per poi attraversare tutta la piana del Fucino e sparire nell’Incile dei Torlonia.
LA CASA NATALE DI IGNAZIO SILONE
A questo punto, risaliamo dalle scalette per tornare in piazza e prendere via Umberto I.
Nel tragitto troviamo una fontanella con una piccola targa in ricordo di Fontamara (badate però che non è quella descritta nel libro, quella sta da un’altra parte).
Proseguendo giungiamo alla casa natale di Ignazio Silone, o meglio di Secondino Tranquilli.
Appena ristrutturata, l’interno è ancora un po’ spoglio, ma ci fa comprendere molto della vita dello scrittore.
Nato qui il 1° maggio del 1900, visse in questa casa assieme agli zii ed ai cugini, fino a quando morì il padre.
Successivamente, nel 1915, durante il terremoto, perse la madre e gli altri fratelli, tranne uno, Romolo, e la sua casa andò distrutta.
Silone ci fa conoscere Pescina non solo attraverso il suo romanzo “Fontamara” ma anche grazie ad altri testi.
Abbiamo “Uscita di Sicurezza”, dove riporta episodi autobiografici che lo hanno profondamente colpito, e “Vino e Pane” o “Il seme sotto la neve”, dove forse nasconde, dietro storie di fantasia, la cruda realtà, un po’ come fa Isabel Allende nei suoi romanzi.
Dopo la morte dei genitori, fintanto che Silone rimase in Italia venne aiutato da Don Luigi Orione (i pescaresi lo conoscono perché è il nome di un longevo centro di riabilitazione gestito da alcuni clerici della congregazione degli orionini), ma in seguito fu perseguitato dai fascisti per le proprie opinioni politiche. Fuggito in Svizzera verrà, poi, ingiustamente espulso dal Partito Comunista.
La nascita di Fontamara
Rimasto solo, in un paese straniero e senza il becco di un quattrino, si diede alla scrittura come ultima risorsa. E come spesso accade, creò un capolavoro parlando di ciò che conosceva meglio, ovvero della vita dei contadini del Fucino, della sua gente, e lo intitolò “Fontamara”.
Da quel momento divenne famoso in tutto il mondo con lo pseudonimo di Ignazio Silone, poi divenuto legalmente il suo nome. Molti ritengono che il nome fu ispirato dal ricordo di un condottiero Marso che combatté nella “Guerra Sociale”: Quinto Poppedio Silone.
Ad ogni modo, grazie a questo ed ai tanti altri libri, divenne uno degli intellettuali di livello internazionale più rinomati del momento, e fu candidato al Nobel per la letteratura per almeno dieci volte senza, tuttavia, riuscire mai ad ottenerlo.
In Italia, al contrario, venne amaramente ed a lungo ignorato.
Alla sua morte, parte dei suoi scritti e dei suoi oggetti personali furono donati dalla moglie Darina al museo che si trova poco più avanti dalla sua casa.
All’interno della Casa Natale potrete acquistare alcuni libri dell’autore o dedicati alla sua vita.
CHIESA DI SANT’ANTONIO DA PADOVA

Usciamo dalla casa/museo e continuiamo a salire, fino alla prima traversa a destra (via Malvezzi) e poi ancora a destra (Via Sant’Antonio). Arriviamo così, dopo pochi passi, di fronte alla piccola Chiesa di Sant’Antonio da Padova ed al Centro Studi e Museo Siloniano.
La Chiesa di Sant’Antonio da Padova è una piccola chiesa annessa, in precedenza, al convento dei francescani fatto erigere proprio da San Francesco.
Inizialmente dedicata a Santa Maria Annunziata, la chiesa fu più volte ristrutturata, fino all’intervento del pescinese Giovanni Canale, detto Artusi, allievo e collaboratore di Gian Lorenzo Bernini.
GIOVANNI ARTUSI CANALE
L’Artusi nacque nel 1609 a Pescina. Non appena fu possibile andò a bottega a Roma, dal Bernini, grazie anche all’aiuto di Pietro Mazzarino e Ortensia Bufalini (i genitori del Cardinale Mazzarino). Il suo talento emerse in fretta, tanto che ben presto divenne esso stesso maestro dell’arte dell’incisione e abile fonditore.
Oltre a realizzare Croci e Candelieri per la Fabbrica di San Pietro, realizzò la copertura della Cattedra di San Pietro, disegnata dal Bernini, e per essa ricevette 25.000 scudi. La composizione è formata da quattro statue di bronzo, raffiguranti i quattro dottori della Chiesa che sorreggono il Trono di bronzo al cui interno è conservata la reliquia della Cattedra di San Pietro.
Sulla facciata della Chiesa c’è una lunetta che sormonta il portone di ingresso, dove sono raffigurati la Madonna con san Francesco e san Bernardino da Siena, mentre più in alto troviamo lo stemma dei Conti di Celano, nonché Baroni di Pescina.
CENTRO STUDI E MUSEO SILONIANO
Proprio a fianco alla chiesetta troviamo il Centro Studi e Museo Siloniano.

L’antico chiostro è occupato dall’opera in marmo di Pietro Cascella, “Monumento a tutti i giorni”, realizzata in omaggio al romanzo “Vino e Pane” di Silone, con la stessa pietra della “Nave” di Pescara.
Proseguendo, troviamo al piano terra l’accesso al Teatro, dove ogni anno si svolge il Premio Internazionale Ignazio Silone.
Al piano superiore c’è il museo vero e proprio, con un grande archivio epistolare degno di nota, nei quali leggiamo carteggi intrattenuti da Silone con importanti personaggi storici; abbiamo onorificenze e copie dei libri scritti nella sua lunga carriera, tradotti in tutte le lingue del mondo ed altri oggetti personali.
Il museo è suggestivo, piccolo ed accogliente ma anche pieno di ricordi.
Sarebbe bello fermarsi ancora un po’, ma purtroppo il tempo è tiranno e così dobbiamo fuggire verso la tappa successiva.
ROMEO E GIULIETTA PESCINESI

Durante il percorso la nostra accompagnatrice ci mostra i resti di un fastoso palazzo, con un portale di pietra enorme ma senza edificio.
Dopo il terremoto, tutti i palazzi alti più di due piani sono stati abbattuti per evitare crolli e danni ulteriori.
Questo edificio nasconde una leggenda, ovvero il racconto di una storia vera, abbellita e trasformata nel tempo, che ci parla di Florinella, figlia del Barone Acclozzamora (anche se la guida ci dice che il cognome della ragazza era D’Amore, tipico cognome pescinese) e del suo amore impossibile per il Duca Malvino Malvezio.
Una storia d’amore come quella di Romeo e Giulietta, dallo stesso, identico, tragico destino, ma forse ancor più travagliato.
Il loro amore era impedito dal Barone Acclozzamora che odiava la famiglia dei Malvezio e così non gli concesse sua figlia in moglie. Si narra che il Duca, per vendetta, costruì un palazzo alto quattro piani, per oscurare il sole che sorgeva di fronte all’abitazione della sua amata (ora abbattuto).
Ma il padre di lei, accecato dall’odio, la mandò a Celano, con la famiglia Piccolomini. Qui fu imprigionata perché non volle cedere alle avances del principe.
Saputo dell’accaduto il padre la rinchiuse in una misteriosa “Torre della Morte” a Luco de’ Marsi. Anche qui, con l’aiuto di una coppia di contadini, Florinella riuscì a fuggire, ma senza poter riabbracciare il suo amore.
Il Duca, infatti, viene ucciso nella piazza di Pescina da due sicari, e la giovane, appena sopraggiunta, muore di crepacuore mentre stringe al petto il suo amato.
Il racconto è stato ripreso e pubblicato in un libro che trovate qui. Se volete sognare con questa storia di maghi, tradimenti ed altro vi consiglio di dargli uno sguardo.
CASA NATALE DEL CARDINALE MAZZARINO
Qui ci attende un volontario un po’ particolare, autore di molti libri sulla storia e sui personaggi che hanno caratterizzato questa città. Sicuramente conosce tantissimi aneddoti, che cerca di illustrarci con solerzia ma, ahimè, abbiamo poco tempo.
Visitiamo il museo da soli, in fretta e furia, e ci ripromettiamo di tornarci un’altra volta, con più calma.

Sono venuta a conoscenza dell’esistenza del Cardinale Mazzarino durante una viaggio in Francia, una decina di anni fa. E’ stato qui che ho scoperto chi fosse ed anche che era nato a Pescina. Il padre di Mazzarino era amministratore del patrimonio del Principe Filippo Colonna. Quest’ultimo riponeva così tanta fiducia in lui che gli concesse in moglie la propria figlioccia, la nobildonna Ortensia Bufalini.
La famiglia di lei aveva molti beni da gestire nella marsica e così, mentre il Pietro si occupava della loro amministrazione, i due figli maschi nacquero entrambi a Pescina.
Grande mediatore e diplomatico, il cardinale Giulio Mazzarino ottenne uno storico e inviolato accordo di pace tra Spagna e Francia. Ciò gli valse una grande fama tanto da succedere al Cardinale Richelieu ed ottenere svariati privilegi, anche per la sua famiglia. Si narra, infatti, che avesse sette giovani nipoti e che riuscì a farle vivere al pari delle principesse ospiti della corte di Francia, facendole maritare tutte con ricchi nobiluomini.
Per la loro bellezza ed il loro savoir-faire, a corte le chiamavano “Le mazzarinettes” (se siete curiosi c’è un testo in francese qui).
LA TORRE PICCOLOMINI E LA TOMBA DI SILONE
Ora, per l’ultima parte del nostro mini tour dobbiamo salire… ancora.
Ecco… semmai voleste intraprendere questa escursione preparatevi perché le salite e le scale non finiscono mai!
La scalinata ci porta in alto, sotto la torre di quel che resta della Chiesa di San Berardo.
A Pescina, a ricordo di un fastoso passato, rimangono ancora in piedi solo due torri: la Torre Piccolomini e la Torre della Chiesa San Berardo.
La Torre Piccolomini
La Torre Piccolomini, è la prima che vedete appena arrivate dall’autostrada, Entrambe appartenevano ad una fortificazione edificata intorno al X secolo dai Conti dei Marsi, i Berardi (parenti di San Berardo). Forse la torre più alta era di origine romana, ma sta di fatto che il castello rimase in piedi fino a che Federico II di Svevia non lo rase al suolo, assieme alla città di Celano ed alle altre città che si erano opposte alla sua dominazione.
La Marsica, infatti, apparteneva ad un suo oppositore, Tommaso Berardi, Conte dei Marsi e Conte di Celano.
Federico II lo fece, poi, ricostruire nel 1232.
Nel 1300 la Baronia di Pescina passò ad Ugo del Balzo che fece crescere, ed arricchire, la città in maniera esponenziale.
Nel 1463, dopo tante vicissitudini e lotte intestine tra nobili e, persino, tra madre e figlio (Jacovella da Celano e Ruggero Accrocciamuro), la Contea di Celano venne affidata ad Antonio Piccolomini, primo Conte di Celano della sua casata.
Il castello venne restaurato ed adibito a reggia, ed è sempre in questo periodo che Pescina raggiunge l’apice del benessere.
Dopo circa un secolo, i Piccolomini, sommersi dai debiti, dovettero vendere tutti i loro possedimenti; la Baronia di Pescina e la Contea di Celano ebbero un devastante declino causato dalla dominazione spagnola. Vessati da pesanti tassazioni, i pescinesi tentano di ribellarsi, ma gli spagnoli sedarono nel sangue qualsiasi rivolta, anche con l’aiuto dei briganti.
A ciò si aggiungono la peste e diversi terremoti.
Il castello si mantenne abbastanza bene fino al 1915, quando il terremoto lo distrusse interamente; rimasero in piedi solo le due torri visibili ancora oggi.
La torre posta più in alto, il Mastio, faceva parte del Castello Piccolomini, e l’altra, leggermente più in basso, era stata già inglobata nella vecchia Chiesa di San Berardo, diventandone il campanile.
La tomba di Silone

Ai piedi di questa torre campanaria troviamo la tomba di Silone.
Silone aveva lasciato un testamento spirituale nel quale chiedeva di essere sepolto qui, e questo avvenne nel 1978.
Della chiesa, oggi, non rimangono che i ruderi, anche a seguito dell’abbattimento preventivo ad opera della protezione civile.
Lo spettacolo è mozzafiato, e di certo non ci stupisce che lo scrittore abbia voluto che le sue ceneri fossero deposte qui.
La visita è finita, discendiamo dalla lunga scalinata antistante la torre che ci riporta alla Piazza Silone.
Per cui vuole, la visita continua alla volta di Ortucchio.
Sulla strada che dovrete percorrere prima di uscire dal paese, a destra, troverete la fontana da cui trasse spunto Silone per Fontamara. Eccovi le coordinate.
Suggerimento
Il Sentiero di Silone
Se avete deciso di dedicare tutto il giorno alla visita del paese o volete rimanere due giorni, e siete dei bravi ed agili escursionisti, amanti del “Turismo Lento”, potete provare il “Sentiero di Silone”.
Il percorso è gestito dal CAI Valle del Giovenco.
Attraverso questo sentiero naturalistico potrete immergervi nei paesaggi descritti nel romanzo di “Fontamara”. Da non perdere.
Per informazioni cliccate qui.
E se volete leggere qualcosa sull’argomento c’è questo libro.
Bibliografia
“LA BASILICA DI SAN PIETRO IN VATICANO”, Franco Cosimo, Panini Editore
“ROMA ANTICA E MODERNA”, Stamperia di Giovanni Bartolomicchi – Pubblico Dominio.
“USCITA DI SICUREZZA”, Ignazio Silone, Editore Longanesi e C.
Per approfondimenti:
Romolo Tranquilli (fratello di Silone)
https://it.wikipedia.org/wiki/File:Romolo_Tranquilli.JPG
Romolo Tranquilli (cugino di Silone)
https://www.marsica-web.it/2018/06/17/intervista-a-romolo-tranquilli-un-respiro-di-liberta/
Giovanni Canale Artusi
https://archive.org/stream/ilberninilasuavi00fras_0/ilberninilasuavi00fras_0_djvu.txt
Crediti
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