Alba fucens
Di chi si lu fije,  Si, Viaggiare

ALBA FUCENS

Alle pendici del Monte Velino, in pieno territorio Aequo, sorgeva Alba Fucens, un’antica città romana di cui oggi si possono ammirare, liberamente, i resti.

Alba Fucens Si trova sotto Albe, una frazione di Massa D’Albe. Albe è nota per il suo antico borgo medievale e per il suo Castello Orsini, che sovrastano il sito archeologico.

Per arrivare qui direttamente da Pescara ci vuole un’oretta e mezza, uscendo dall’Autostrada all’altezza di Avezzano. Adatto ad un one day itinerary, visto che il posto si può visitare in un’ora o due, a seconda di quanto vi vogliate abbandonare a visioni del passato! Avrete tutto il tempo di visitare qualche altro paese nella zona.

alba fucens

Gli scavi

I lavori di scavo sono relativamente recenti, iniziati nel 1949 da alcuni archeologi belgi, guidati da Fernand De Visscher a cui è stata dedicata una targa all’interno del percorso archeologico.

I reperti rinvenuti sono tutti conservati o nel Museo Archeologico Nazionale di Chieti – Villa Frijeri e nel Museo di Arte Sacra della Marsica nel Castello di Celano.

INDICE

    1. COLONIA ROMANA
    2. LA CHIESA DI SAN PIETRO IN ALBE
    3. L’ANFITEATRO DI MACRONE
    4. ALBE

 

LA COLONIA ROMANA DI ALBA FUCENS

Alba FucinoUna prima città di Alba venne edificata dal popolo italico degli Equi (Aequi).
Arroccata su un grande altipiano, dal quale poter controllare tutta l’area sottostante, rivestiva una grande importanza strategica.
Da anni tra Romani e Sanniti era in corso una insidiosa guerra di confine, senza esclusioni di colpa. Roma voleva espandersi e non era intenzionata a farsi mettere i piedi in testa da nessuno.

Alla fine della Seconda Guerra Sannita, Tito Livio scrisse “quasi l’intera etnia degli Equi andò distrutta” (in “Ab Urbe condita”).

Nel 303 a.C., i consoli Publio Sempronio Sofo e Publio Sulpicio Saverrione distrussero la città equicola e, successivamente, la “rifondarono” nel 304 a.C. traslandovi 6.000 coloni romani.
Per favorire il commercio, infine, prolungarono la Tiburtina-Valeria fino alla porta Ovest della neo costituita città, tuttora visibile.

 

Cenni sulla struttura urbana di Alba Fucens

Il Piano di Civita è sovrastato da tre colli: il colle di S. Pietro, dove troviamo la Chiesa di San Pietro in Albe (ex Tempio di Apollo), il colle di S. Nicola (dove si trova il Castello Orsini) e il colle Pettorino, dove sorgeva un secondo tempio, gemello a quello di Apollo (forse dedicato a Diana), oggi totalmente scomparso.

La città era interamente circondata da mura lunghe circa 3 chilometri, con 4 porte di accesso:
La Porta Fellonica a Nord; un enorme bastione con le chiusure scorrevoli.
La Porta Massima, a Ovest, dalla quale si accedeva dalla Via Valeria. Era la più grande, ampia 10 metri, con un pilastro spartitraffico nel mezzo.
Il Bastione a Sud, di forma quadrata, per accedere all’anfiteatro.
La Porta Massa, ad Est, protetta solo da una sporgenza.

La struttura rispecchiava i tipici accampamenti romani, formata da decumani (da nord a sud per il lato lungo) e cardini (perpendicolari ai decumani).

Il Decumanus Maximus è conosciuto come “Via del Miliario di (Flavio) Magnenzio” proprio perché vi troviamo un miliario, una particolare pietra utilizzata per segnare la distanza che separava un luogo da Roma.
Qui la distanza era di 68 miglia, pari circa ai nostri 100 Km.

 

L’Ercole Sannita
Museo Archeologico Chieti
Museo Archeologico Nazionale di Chieti , Wikipedia, licenza Creative Commons CC0 1.0 Universal

Nella parte centrale della città, quella ora visitabile, troviamo la parte pubblica, con il foro, la basilica e il luogo dove si svolgevano gli affari, il macellum e le terme.
All’interno delle terme ci sono ancora dei locali che presentano delle intercapedini sotto il pavimento. Queste servivano a riscaldare l’acqua per induzione, ovvero facendo passare aria calda dentro delle intercapedini sotto il pavimento, questa riscaldava il pavimento e di conseguenza anche l’acqua lì contenuta. L’ingegnosità dei romani è sempre stata senza eguali.

Qui troviamo anche il Santuario di Ercole, il cui culto era praticato dai sabellici prima ancora dell’arrivo dei romani.
Nei territori italici il culto dell’Herakles greco si era trasformato ed aveva acquisito delle caratteristiche proprie differenti rispetto a quello ellenico. In particolare era considerato protettore del commercio e del guadagno, per questo in quasi tutti i luoghi dove si svolgevano le attività commerciali, c’era un santuario o una statua dedicata a lui.

Proprio nel santuario si rinvenne una statua del I sec. a.C., nota come “Herakles epitrapezios” (oggi conservata nel Museo Archeologico Nazionale di Chieti).

 

Alba Fucens sotterranea

L’antica colonia ha poi anche una città sotterranea nascosta molto affascinante.
Nel 1830 l’archeologo irlandese Edward Dodwell, descrisse nei suoi resoconti su alcuni scavi effettuati personalmente, di aver trovato un’antica cloaca “tutta costrutta a poligoni di sei piedi di altezza e larga più di tre”. Per chi volesse approfondire l’argomento suggerisco questa pagina facebook e la lettura di un libro tutto dedicato all’argomento di Rose Dario.

Ai margini esterni della città avremmo poi, trovato il teatro, l’anfiteatro e due templi dedicati, si suppone, ad altrettante divinità greco romane (di cui una era Apollo).

 

LA CHIESA DI SAN PIETRO ED IL TEMPIO DI APOLLO

alba fucens

Sul Colle San Pietro, dove sorgeva l’antico tempio del dio Apollo, venne eretta la Chiesa di San Pietro. Questa venne, poi, parzialmente distrutta nel terremoto del 1915 e ricostruita negli anni ‘50.
La Chiesa oggi non è visitabile, per ordinanza della Sovrintendenza, visto che, ahinoi, c’è carenza di personale!

Potete cercare su Internet le foto e la descrizione degli interni realizzati, come da consuetudine dell’epoca, riciclando parti dell’antico tempio ma anche opere originali create da famosi artisti marmorari provenienti da Roma.
La porta lignea costituiva l’accesso principale della chiesa ma oggi la possiamo ammirare solo al Museo Nazionale d’Arte Sacra della Marsica nel Castello Piccolomini di Celano, esposta qui dopo un lungo lavoro di recupero e restauro.

Le due ante erano suddivise in 28 formelle, disposte su sette file di quattro e raffiguravano il cammino che l’uomo deve percorrere per passare da un vita dedita al peccato alla redenzione.
Un percorso che dalla terra sale verso il “regno dei cieli”, e questo era possibile solo grazie all’aiuto di Cristo e della Chiesa.
La porta aveva, quindi, una funzione educativa. A quei tempi, quando la maggior parte delle persone non sapeva leggere le sacre scritture, infatti, le opere d’arte erano l’unico mezzo narrativo con il quale la “chiesa” poteva far breccia nel cuore di ogni fedele.

Ad ogni buon conto, anche se la Chiesa è chiusa, vi consiglio di salire fin quassù, perché il panorama che si può ammirare è meraviglioso.

Girando, poi, intorno alla chiesa, potrete vedere la parte esterna dell’abside, decorata con motivi teriomorfi.

Se volete sapere qualcosa di più sui misteriosi rapporti tra Apollo ed il Fucino, cliccate qui.

 

L’ANFITEATRO DI MACRONE

L’Anfiteatro è l’altro edificio assolutamente da non perdere.
L’edificio è abbastanza ben tenuto e d’estate, qui, si realizzano ancora degli spettacoli all’aperto.
Ma perché l’anfiteatro dovrebbe essere intestato a questo tipo? Scopriamolo.

 

Quinto Nevio Suturio Macrone
Alba Fucens
Anfiteatro di Quinto Nevio Suturio Macrone, ph Roberto Scannella, non riproducibile

Macrone era un uomo di fiducia dell’imperatore Tiberio; potremmo dire che era una vera e propria spia dell’imperatore. Acquisì nel tempo la fama di uomo senza scrupoli, riuscendo, con destrezza, ad eliminare molti dei suoi più acerrimi nemici, e a divenire Prefetto del Pretorio di Roma.

Facilitato, forse, dalla sua carica di Capo della Guardia Pretoriana, ovvero capo delle guardie del corpo dell’imperatore, sembra che sia riuscito ad ucciderlo nel sonno, per favorire Caligola (o almeno così è scritto negli Annales di Tacito).
Si racconta, infatti, che lui e Caligola inizialmente fossero molto legati, quasi inseparabili, ma, con il tempo, questo rapporto si deteriorò, trasformandosi in odio.
Caligola fece di tutto per allontanarlo da sé, fino a quando non lo accusò di tradimento.

 

La condanna a morte e il diritto romano

Caligola fece ampio uso di questa tecnica durante il suo imperio; piovevano accuse di tradimento come se non ci fosse un domani, ma così facendo riuscì a ridurre drasticamente il numero dei suoi delatori.
Già, perché il diritto romano prevedeva una norma molto particolare.

Quando un cittadino romano veniva messo sotto accusa per un reato che prevedeva, come pena, la condanna a morte, questo perdeva la facoltà di fare testamento. In pratica, nel caso in cui il processo si fosse concluso in senso a lui sfavorevole, lo Stato aveva il potere di confiscargli tutti i beni, lasciando la famiglia in miseria. Tantissimi beni finirono, così, nelle casse dell’Impero, anche perché raramente le accuse di Caligola si concludevano con un’assoluzione.

Il diritto romano però, solo per un certo periodo, ammise una “scappatoia”.
Nel caso in cui, prima del processo, l’imputato avesse fatto testamento e poi si fosse suicidato, il testamento restava valido.

 

Il Testamento ed il suicidio rituale
Anfiteatro alba fucens
Anfiteatro Quinto Nevio Suturio Macrone, interno, ph Roberto Scannella, non riproducibile

Macronio fu “fortunato”, in un certo senso, perché riuscì a godere di questa clausola.

Certo, non era un brav’uomo, ma comunque quella che subì era pur sempre un’accusa ingiusta e, purtroppo, si sarebbe conclusa con una condanna “certa”, viste le follie dell’imperatore Caligola.

Se non erro un caso simile lo troviamo in uno dei libri di Danila Comastri Montanari. In “Saxa Rubra”, Publio Aurelio Stazio, senatore romano, è accusato ingiustamente di una serie di omicidi. E così, mentre si prepara al suo suicidio rituale, tenta di scoprire il nome del vero colpevole. Riuscirà a provare la sua innocenza? Chissà.

Macronio, invece, non ebbe scampo. Con il proprio testamento lasciò una somma per la realizzazione dell’anfiteatro nella propria città natale, Alba Fucens, e poi si suicidò.
L’Anfiteatro scavato, in parte, nella fredda roccia della collina di San Pietro, è ancora qui per ricordarci tutto questo.

 

ALBE

Adiacente alle antiche rovine della cittadina romana, sorge Albe, una frazione del Comune di Massa d’Albe.  Sulla collina vediamo i resti di un magnifico castello medievale.

Non lasciatevi ingannare dalla modestia di questa piccola frazioncina, perché anche Albe fu vittima dei tempi, delle dominazioni straniere e dei terremoti.
Questa che vedete, infatti, una volta era il capoluogo di una Contea, la Contea di Albe.

Nacque dopo l’instaurazione del Regno di Sicilia da parte della famiglia normanna degli Altavilla, tra il 1143 ed il 1150. I francesi, intimoriti dalla potenza dei Conti dei Marsi, decisero di dividere la Contea in tre territori distinti; nacquero così, anche la Contea di Celano e quella di Carsoli.

La Contea di Albe ebbe una vita lunga e prosperosa, anche se non senza incidenti.
Fu a lungo governata da vari discendenti dei Conti dei Marsi, signori indiscussi di Albe e Celano fino al XV secolo circa. Vi furono solo alcuni interregni, tra i quali quelli della casata d’Ocre/Albe, i realizzatori di un primo castello costruito sul Colle San Nicola per controllare il traffico di merci e uomini sulla Tiburtina Valeria.

Nel 1268 Carlo I d’Angiò, dopo la Battaglia di Tagliacozzo, distrusse Alba per pura ritorsione, poichè gli albensi si erano alleati con il suo nemico, Corradino di Svevia.

In seguito, Carlo d’Angiò, per festeggiare al sua vittoria, decise di far costruire sui Piani Palentini, l’Abbazia Cistercense Francese di Santa Maria della Vittoria. La battaglia di Tagliacozzo, infatti, in realtà si combattè qui, vicino Scurcola Marsicana. Per la sua costruzione l’angioino spogliò Albe di opere d’arte, marmi e pietre.

 

La costruzione del Castello Orsini

Bisognerà attendere fino al 1372 per vedere ristrutturato l’antico castello, e questo solo grazie all’opera della famiglia Orsini, nuovi Conti d’Albe e Tagliacozzo.

Albe, particolare, Edward Lear, Wikipedia, pubblico dominio

Nel 1497 la Contea passò ai Colonna che la gestì fino al 1806, quando furono aboliti i domini feudali.

Nel 1915, infine, il terremoto rase al suolo quasi tutta la città di Albe. A qual punto i  geologi suggerirono che l’abitato venisse trasferito dove lo vediamo ora.

Il castello, anche se non in ottime condizioni, durante la seconda guerra mondiale fu, temporaneamente, il quartier generale delle SS naziste, guidate dal feldmaresciallo Kesselring, il capo di tutte le armate tedesche durante l’occupazione.
Kesselring mantenne il controllo dei territori italiani con grande durezza e fu responsabile di numerosi crimini di guerra perpetrati anche contro la popolazione civile. Fu processato dagli alleati, a Venezia, e condannato a morte tramite fucilazione. La sentenza fu poi commutata in ergastolo.

 

La nostra escursione finisce qui.

Vi sono molti posti che potrete visitare nei d’intorni, come Celano o Avezzano, o se preferite vi suggerisco Ortucchio e Pescina.

 

Buon divertimento

Bibliografia
“MITI, LEGGENDE E SUPERSTIZIONI DELL’ABRUZZO” Giovanni Pansa

 

Crediti

La foto in evidenza mi è stata concessa solo per tale uso ed è di Teresa Mirabella, non riproducibile, così come le foto di Roberto Scannella.
Le ulteriori foto di mia proprietà non sono riproducibili.

Per approfondire:

https://en.wikipedia.org/wiki/Alba_Fucens
https://valledelsalto.it/biblioteca/libri-prodotti-dallassociazione-valledelsalto.it/q3-disegni-e-racconti-dei-viaggiatori-europei-dellottocento/quaderno-03.pdf
https://www.amazon.it/Cristianesimo-istituzioni-Convegno-Avezzano-settembre/dp/8883340833

Sulle Pietre Miliari

https://www.persee.fr/doc/efr_0223-5099_1999_ths_254_1#efr_0223-5099_1999_ths_254_1_T2_0001_0000

Per scrivere questo post e citare prodotti o attività in esso contenuti, non mi sono stati offerti oggetti o compensi di alcun genere.

error: Content is protected !!