il carrubo e la memoria
Curiosando,  Di chi si lu fije,  Mrs Curiosity

IL CARRUBO E LA MEMORIA

Altre Qualche domenica fa, siamo stati a trovare un amico nelle campagne pescaresi, e dopo aver riscoperto tutta una serie di piante aromatiche e mellifere, abbiamo scovato un Carrubo (Ceratonia siliqua). Proprio poco prima stavamo scherzando sul fatto che la figlia della nostra amica, di 7 anni, non sapesse cosa fosse uno stereo e non avesse mai visto un disco in vinile od una cassetta musicale, sconvolti da quanto in fretta si fosse trasformata la tecnologia, che eccola là, un’altra prova dell’oblio della memoria.
In quarant’anni non avevo mai visto, né sentito parlare, né mangiato, una carruba.
Eppure il Carrubo è un albero secolare che ha anche una lunga storia alle spalle. E’ un albero della memoria, in ogni senso e, forse, noi italiani, quelli del continente, dovremmo riscoprirlo.

 

Le carrube.
SETTEMBRE, son mature le carrube.
Or tu pel caldo mare di Cilicia
conduci dalla riva cipriota
la sàica a scafo tondo e a vele quadre.
Bonaccia, e nel saffiro non è nube.

Germa con sue maggiori quattro vele,
garbo o schirazzo, legni levantini
carichi di baccelli dolci e bruni
conduci verso l’isola dei Sardi.
E vien teco un odor di tetro miele.

La siliqua, che ingrassa la muletta
dall’ambio lene e in carestìa disfama
la plebe dalla bianca dentatura,
lustra come i capelli tuoi castagni
mentre stai su la coffa alla vedetta.

Certo, d’olio di sèsamo son unte
quelle tue ciocche in forma di corimbi.
Certo, ritrovi or tu nel gran dolciore
del Mar Cilicio l’obliato carme
che alla Cipride piacque in Amatunte.

Settembre, teco esser vorremmo ovunque!

Gabriele D’Annunzio
Alcyone/Sogni di terre lontane

 

L’oro dei poveri

il carrubo e la memoriaIn passato la carruba era un frutto importantissimo, ed in alcuni paesi del mondo lo è ancora. Nella maggior parte d’Italia non venne mai apprezzato veramente, tanto da essere usato come cibo per animali, ma recentemente è stato riscoperto dall’healthy food e dall’alimentazione nutraceutica.
>La carruba è, infatti, un super alimento, adatto per realizzare farine per celiaci, visto che non contiene glutine; favorisce la produzione di HDL, il “colesterolo buono”; è ricco di fibre ed aiuta la flora batterica; in più, è un delizioso surrogato del cacao, tanto che la polvere mischiata con il latte sostituisce la cioccolata calda, anche se, come ogni cosa, non bisogna abusarne.

La carruba è usata anche in farmacologia. I tannini contenuti nelle carrube agiscono come antiossidanti e antinfiammatori, poiché migliorano l’assorbimento del glucosio prevenendo la formazione di grassi nel corpo e proteggendolo dalle malattie cardiache. Tanto è stato dimostrato da uno studio condotto dal Main College of Nutritional Sciences di Udaipur Rajasthan, in India nel 2012.

 

La storia

L’albero del carrubo è una pianta da un passato molto prestigioso. Ha avuto, presumibilmente, origine in Palestina, dove era chiamato al-kharrub. La sua presenza era rinvenibile anche nell’Egitto nel II sec. a.C., dove era utilizzato per aromatizzare la birra artigianale. Non deve quindi meravigliarci il fatto che sia citato nel Vangelo di Luca, nella parabola del Figliol Prodigo, ed in quello di Matteo, quando si parla del “Pane di San Giovanni (Battista)”. E’ anche l’albero simbolo di Israele, se ne parla nel Talmud (come vedremo in seguito) e nel libro dell’Apocalisse di Enoch, dove viene paragonato all’Albero della Sapienza del Paradiso Terrestre.

 

Carati tra oro e diamanti

Una peculiarità del carrubo, che gli antichi scorsero immediatamente, era quella di avere i semi, chiamati in arabo qirat ed in greco κεράτιον, tutti praticamente identici e dello stesso peso (circa 1/5 di grammo).
>Con il tempo, questi semi divennero l’unità di misura standard del peso delle pietre e dei metalli preziosi, ovvero il carato, e da allora il peso di questi beni di lusso ha continuato a chiamarsi così, anche se, ovviamente, non era vero che i semi fossero tutti uguali!

Con il tempo i soliti Fenici iniziarono ad esportare le carrube per tutto il mediterraneo, finché non giunsero ai romani. Gli antichi romani, però, non si fidavano troppo di questo frutto, tanto che appare raramente sulle loro tavole, se non mischiato a dolci con il miele, in infusi medicinali o in minestre varie. Il carrubo, al contrario, era molto apprezzato come pianta ornamentale, vista la sua grande ed ombrosa chioma.

 

Ma come mai l’oro più puro è quello a 24 carati?

Beh, anche qui non poteva mancare lo zampino dei romani.
Costantino I, il primo imperatore cristiano (forse) della storia, fece coniare una moneta d’oro chiamata solidus. Orbene il solidus d’oro pesava 1/72 di libbra romana, ovvero 24 carati, 24 semi di carrubo.
>Considerato che la moneta era interamente realizzata in oro, senza l’aggiunta di alcun altro metallo, con il tempo gli oggetti in oro furono considerati pregiati tanto più il loro peso si avvicinava ai “24 carati” del solidus.

Al di sotto di tale peso, l’oro era mischiato con altre leghe e, quindi, impuro e di valore inferiore.

 

L’espansione del carrubo

La coltivazione di questa pianta ebbe maggiore impulso sicuramente sotto la dominazione araba, tanto che le troviamo in tutti i territori da loro conquistati, come in Spagna ed in Sicilia, dove oggi risiede il secondo produttore al mondo di farina di carrube. Nel resto d’Italia, per lungo tempo, le carrube furono date in pasto agli animali, che all’epoca erano il vero traino dell’agricoltura. Successivamente, nei momenti di grande carestia, verso la prima metà del 1900, venne data ai ragazzini a volte come spuntino.

I semi, infine, visto che erano anche molto duri, venivano utilizzati dai paternostrari o dai falegnami per realizzare, con appositi trapani, i grani dei rosari.

Attualmente i carrubeti più estesi si trovano nella Spagna meridionale, in Palestina/Israele, a Cipro, in Libano e nel Sud Italia, in particolare in Sardegna e soprattutto in Sicilia, con il 70% della produttività italiana.

 

Le sciuscèlle

Dalle nostre parti le carrube sono chiamate “sciuscèlle”, come anche in Campania. È un frutto che è ancora oggi impresso nella mente di molti nonni. Spesso, infatti, i nostri anziani ci raccontano che da piccoli li mangiavano, anche andando a sottrarle dal mangime degli animali. In effetti in passato vi era un grosso mercato di carrube per gli animali, in particolare per i cavalli che trainavano non solo i carri per l’agricoltura ma anche le carrozze dei ricchi signori, o quelli delle pompe funebri. Per questo nei paesi girava il Vvrennajuolo, detto anche lo sciuscellaro, ovvero colui che vendeva i mangimi (la crusca, che in napoletano era detta vvrenna, il fieno e le carrube). Un mestiere oggi del tutto scomparso.

 

Ma perché il termine sciuscèlle?

L’origine etimologica è incerta, tuttavia sembra che derivi dalla parola latina usata per indicare la minestra ovvero iuscellum. Se ricordate, i romani con questi frutti preparavano solo minestre o, comunque, sciroppi o intrugli medicinali che venivano tutti bonariamente chiamati iuscella, cosa molle, “minestra” o “brodaglia”.
Con il tempo si è trasformato in sciuscèlla.

Con l’avvento delle automobili, tuttavia, le sciuscèlle sono quasi del tutto sparite, tranne in alcune regioni.
>Eppure questa pianta ha come caratteristica quella di crescere spontaneamente un po’ ovunque, anche in zone aride e secche, e così la ritroviamo comunque in giro un pò ovunque, basta saperla riconoscere.
Oggi, lentamente, il business di questo prodotto così poliedrico sta riemergendo, poiché viene non viene utilizzato solo nell’ambito alimentare.

semi sono impiegati nelle industrie farmaceutiche, cartarie e tessili; da essi si ricava, infatti, la carragenina che si usa come appretto per tessuti. Dai semi si può ottenere anche un’addensante per alimenti, per preparare le glasse vegane per le torte o i gelati, mentre la farina, mescolata ai pasti dei lattanti, li rende più consistenti, visto che è in grado di assorbire il 50% d’acqua in più del suo stesso peso; grazie alla torrefazione dei semi, inoltre, si può ottenere del surrogato del caffè; dalla corteccia si ricavano sostanze tanniche usate per la concia delle pelli, ed infine, i rami sono utilizzati per la fabbricazione dei cannelli delle pipe mentre il legno del fusto, duro e resistente, è apprezzato in ebanisteria e falegnameria.

 

La rinascita delle sciuscèlle

Anche da noi sembra in via di riscoperta. Con mia grande sorpresa è venuto fuori che in alcuni locali un po’ chic del pescarese, stanno riproponendo il caffè di carrube.
Possiamo dire che è quasi un controsenso se pensiamo che durante la seconda guerra mondiale il caffè di carrube era un surrogato del caffè normale, utilizzato dalla povera gente priva di mezzi. Ne ritroviamo qualche accenno anche in una puntata della Serie TV “Il Commissario Ricciardi”, ambientato nel 1930, visibile su RaiPlay.
Certo, all’epoca si utilizzava la macchinetta napoletana o la moka, brevettata da poco dal sig. Bialetti, mentre oggi si preferisce la raffinatezza e la scenicità della preparazione alla turca, molto slow food.

Per preparare il caffè alla turca ci vogliono oggetti particolari, come il cezve (o ibrik), una caffettiera di rame molto particolare, e tazzine, ovviamente, esotiche. La sua preparazione è “slow” perché il caffè va fatto “riposare” a lungo; non va mai girato o agitato, dato che la polvere deve depositarsi sul fondo, con lentezza, e l’effetto è sicuramente molto suggestivo e meditativo, molto distante dalla nostra idea di caffè espresso.

Ma non dobbiamo limitarci a questo.

 

Le carrube nel mondo

Noi abruzzesi le conosciamo, quindi, solo come surrogato del caffè o della cioccolata, o come stuzzichino per bambini, ma se diamo un’occhiata poco più lontano, possiamo scoprire tante nuove ricette da riproporre anche qui.
>Per esempio, nel passato si usava l’infuso di carruba come rimedio officinale, per calmare la tosse, contro il mal di gola e per schiarire la voce; uno sciroppo utilizzato dai cantanti lirici fino al secolo scorso.
A Manfredonia lo sciroppo veniva chiamato vünecùtte e veniva usato per la preparazione di dolci e sorbetti.

Eppure lo sciroppo di carruba è una bevanda molto versatile e famosa, in particolare fuori dall’Italia.

Nel resto del mondo, è una bevanda fresca e dissetante, molto proteica, consumata durante la celebrazione ebraica del Tu BiShvat, il Capodanno degli alberi, ma anche dai popoli islamici durante il periodo del Ramadan.
Nel Medio Oriente è ancora possibile trovare uomini che vendono bevande di carrube per strada, contenute in grandi boccioni di vetro trasportati a spalla.

 

Come fare il “KHAROUB JUICE”

Ingredienti

Baccelli secchi di carrube
1 tazza di zucchero
6/8 tazze di acqua
(un colino)

Preparazione
  • Per realizzare una bella brocca di sciroppo metti i baccelli di carruba essiccati in un mortaio. Poi macinali con un pestello fino a formare una polvere grossolana tanto da riempire una tazza per 3/4.
  • Metti la polvere e lo zucchero in una casseruola e fai cuocere a fuoco medio, mescolando continuamente fino a caramellare lo zucchero e i baccelli schiacciati.
  • Quando inizia a caramellarsi, versa l’acqua sopra il composto e lascia sobbollire l’acqua per un’oretta circa.
  • A questo punto togli la casseruola dal fuoco e mettila da parte finché il liquido non si sarà raffreddato.
  • Strizza il tutto facendolo filtrare attraverso un panno o un colino a maglie strette.
  • Assaggia il succo e aggiungi altra acqua se il sapore è troppo forte, o comunque fino a che non sarà di tuo gusto.
  • Versa il succo in un contenitore sigillabile e conservalo in frigorifero. Se ti piace puoi aggiungere del ghiaccio.

La carruba è anche ricchissima di glucosio, quindi viene usato moltissimo per la preparazione di liquori e sciroppi, ricavati con la triturazione della polpa che poi viene fatta fermentare e distillata.

 

Come preparare il LIQUORE DI CARRUBA

il carrubo e la memoriaIngredienti
1 litro di alcol 95°
1 litro di acqua
600 g di zucchero di canna
20 carrube fresche preferibilmente già pulite (senza semi)

Preparazione
  • Trita le carrube grossolanamente e mettile in infusione nell’alcol, in un contenitore a chiusura ermetica. Chiudi il contenitore e mettilo in un luogo buio almeno per 30 giorni, ricordando di agitare il liquore ogni due/tre giorni.
  • Al trentunesimo giorno, sciogli lo zucchero nell’acqua calda (a fuoco dolce, senza far caramellare) e poi spegni la fiamma.
  • Mentre lo sciroppo raffredda, prendi il barattolo e filtralo attraverso un panno o un colino a maglie strette. Fallo più volte per averlo più concentrato.
  • Appena lo sciroppo sarà ben freddo, unisci l’alcol ed imbottiglialo. Se necessario, filtralo nuovamente.
  • Fallo riposare per una ventina di giorni e poi servilo freddo.

 

Carrube da mangiare

I baccelli possono essere anche trasformati in farina per realizzare pasta fresca per i celiaci, o come sostituto del cacao per produrre torte, budini e soprattutto ottimi biscotti. Vi consiglio di curiosare tra la cucina ragusana (iblea) per scoprire ricette fantastiche, come gli gnocchi di carrube.

 

E l’uso che ne potete fare è infinito.

Il carrubo è una pianta sempreverde ed è uno degli alberi più longevi del mondo. Produce i propri frutti a partire dal 15° anno di vita in poi. A 100 anni di età raggiunge il massimo della produttività, circa 200 chili di frutti. I carrubi crescono fino a 15 metri di altezza. La chioma è ampia e semisferica, sorretta da un grosso e largo tronco.  È resistente al gelo ed estirparlo significa il più delle volte ucciderlo.

È una pianta dioica (come la palma di dattero), cioè ha i fiori maschili e femminili su due diversi individui. La fruttificazione, quindi, è possibile solo se entrambi i generi sono presenti nello stesso luogo. Dai suoi fiori, infine, le api ne traggono un ottimo polline.

 

Leggende

Abside Duomo di Monreale, Sicilia, Wikipedia di Tango7174  CC Share Alike 4.0 International

Vi sono tante leggende che circolano intorno a questo albero. Alcune lo descrivono come l’albero delle streghe o la casa di fate e spiritelli dei boschi. Altri ritengono che porti male, perché con il suo legno furono costruite le croci dei due ladroni uccisi con Gesù, o perché attira i fulmini. Altre leggende raccontano che sotto ai suoi tronchi vi siano sepolti grandi e ricchissimi tesori. S

econdo una leggenda, Guglielmo II d’Altavilla, detto il Buono, re di Sicilia, un giorno si sarebbe addormentato sotto un carrubo, colto da stanchezza, mentre era a caccia nei boschi di Monreale.

Mentre riposava gli sarebbe apparsa la Madonna che gli rivelò un segreto, ovvero che nel luogo dove stava riposando c’era il più grande tesoro del mondo. Il re l’avrebbe dovuto dissotterrare e costruire un tempio in suo onore. Al risveglio Guglielmo ordinò che si sradicasse il carrubo ed, a quanto pare, scoprì veramente un tesoro in monete d’oro, che utilizzò per la costruzione del Duomo di Monreale.

Il vero tesoro, in realtà, è il Carrubo stesso.

 

Il carrubo e l’altruismo di Honi

E’ tradizione, in Israele, piantare un carrubo per onorarlo e ringraziarlo per aver permesso ai propri antenati di sopravvivere, ma anche per dare sostegno a chi verrà dopo di loro.
Nel terzo dei libri del Talmud babilonese, il Ta’anit, si narra la storia del Rabbino Honi e di un albero di Carrubo. Narra il racconto che vi era un rabbino di nome Honi Hame’agel che era molto saggio ed aiutava tutti gli abitanti del villaggio. Un giorno, tuttavia, stanco di sentire i problemi della gente, decise di lasciare tutto e farsi una passeggiata all’aria aperta, senza ascoltare nessuno.
>Mentre camminava, si imbatté in un uomo anziano che stava faticosamente cercando di piantare un albero di Carrubo ed allora gli chiese: “Quanto ci vorrà perché quest’albero produca dei frutti?”, “Settant’anni” rispose l’uomo. “Sei sicuro che ci sarai ancora tra settant’anni?” chiese allora il rabbino, stupito.
No, non lo sono” replicò l’uomo, “tuttavia non sto piantando questo albero per me. Quando sono nato, in questo mondo ho trovato molti bellissimi alberi di carrubo piantati da coloro che erano venuti prima di me. Proprio come i miei antenati hanno piantato alberi per me, io sto piantando alberi per i miei figli e nipoti in modo che abbiano almeno il carrubo da mangiare”.

Dopo poco, alquanto stanco, il rabbino si addormentò sotto un albero.

Quando si svegliò, si sentiva intorpidito ed ogni muscolo gli doleva. Preoccupato per la famiglia, riprese la strada di casa solo che giunto nel luogo dove aveva incontrato il vecchio, vide un giovane che raccoglieva carrube da un maestoso albero.
Chi ha piantato questo albero?” chiese meravigliato. “Mio nonno” rispose il giovane “il giorno prima di morire. Ogni volta che veniamo qui, ripensiamo a lui!”.
Il rabbino allora si accorse di avere la barba lunga e bianca. Aveva dormito per settant’anni. Guardò l’albero e pensò a lungo alle parole del vecchio e poi capì che cosa fosse veramente l’altruismo, e da quel giorno spinse tutti a piantare alberi di carrubo, affinché anche i loro figli ed i loro nipoti avrebbero sempre avuto qualcosa da mangiare quando sarebbero venuti al mondo.

 

“Chi non ha memoria, non ha futuro”: il Carrubo ed il Giardino dei giusti.

Il Giardino dei Giusti, Gerusalemme, WikipediaCC 2.0

Ho voluto chiudere l’articolo citando una “parabola” ebraica sull’altruismo, proprio perché a Gerusalemme c’è uno dei luoghi più significativi legati al Carrubo, ovvero il Giardino dei Giusti.

Nel 1962, un ebreo di nome Moshe Bejski, salvato da Oskar Schindler (La lista di Schindler di Spielberg) dal campo di concentramento di Plaszow, in Polonia, decise di creare a Gerusalemme un “Giardino dei Giusti”. Questo doveva essere un luogo dedicato a tutti coloro che, pur non essendo ebrei, hanno salvato gli ebrei durante il nazismo. Per ogni non-ebreo viene piantato un albero di carrubo. Oggi, vi sono 734 Giusti tra le nazioni italiani.

Da allora, in tutto il mondo, il Carrubo è simbolo della cultura ebraica, di pace e di altruismo, perché non c’è albero più generoso e, forse, sarebbe giusto ricordarlo anche noi.

Bye Bye

 

Per approfondimenti

https://www.researchgate.net/publication/303940994_Screening_of_Potential_Sources_of_Tannin_and_Its_Therapeutic_Application
https://www.herbco.com/c-217-carob.aspx
https://www.maan-ctr.org/magazine/article/187/
https://it.wikipedia.org/wiki/Carato
https://cosedinapoli.com/culture/antichi-mestieri-napoletani/
http://lellobrak.blogspot.com/2011/03/e-ffernuta-vvrenna-e-sciuscelle_23.html
https://comune-info.net/lalbero-delle-carrube-poesia-palestinese/

Crediti

Immagine in evidenza: Wilson44691 / Wikimedia / 2014 /Public Domain
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DianaRuff da Pixabay Unsplash
JoostG da Pixabay
bevande ramadan 

 

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