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“La Fabbrica” di Joanne Ramos

3 MOTIVI PER LEGGERE “LA FABBRICA” DI JOANNE RAMOS

Questo articolo è stato scritto dopo aver letto il libro.
Potreste trovare degli spoiler

La Fabbrica Joanne Ramos
La Fabbrica di Joanne Ramos

1. LE DONNE SONO IL PILASTRO PORTANTE DELLA SOCIETA’

La Fabbrica” di JOANNE RAMOS è un libro che parla di donne.

O meglio, ci sono quattro donne che ci raccontano la loro vita, mentre i loro destini si intrecciano, in un modo o nell’altro, con la Golden Oaks Farm.

La Golden Oaks è una clinica di lusso dove, stranamente, le clienti non sono le donne ricoverate della struttura. Già, perché questa è una clinica per la maternità surrogata, dove le madri surrogate compiono il loro “ritiro gestazionale”, sotto lo stretto controllo di medici ed infermieri. Da molti presentato come un romanzo distopico, in realtà è un semplice romanzo contemporaneo in cui viene trattato un argomento molto delicato, come quello della maternità surrogata, ma nel quale si parla totalmente e solamente di donne: delle loro aspirazioni; dei loro problemi; dei turbamenti e delle scelte, anche drastiche, che devono compiere quotidianamente. Scelte molto diverse da quelle che devono compiere gli uomini, completamente assenti nel libro; figure irrilevanti in questo mondo tutto al femminile.

Le protagoniste

Jane, è un’ospite della G.O. E’ una ragazza madre molto emotiva, di origine filippina, nata in America, che si deve districare tra lavoretti vari come donna delle pulizie. Sposatasi giovane perché incinta della piccola Amalia, lascia ben presto suo marito, spudorato traditore. Costretta a lavorare duramente per mantenere la sua bambina, si troverà ben presto in grande difficoltà per la sua troppa, sovente, leggerezza con la quale affronta le emergenze sul lavoro. La sua storia si evolverà passando attraverso un’altalenante susseguirsi di scelte sbagliate e giuste, che la porteranno ad un finale inaspettato.

Ate (“sorella maggiore” nella lingua tagalog, utilizzato per referenza), ovvero Evelyn, è la cugina di Jane. Quasi settantenne, ha una salute un po’ precaria, ma come molte donne che emigrano all’estero per trovare lavoro e mandare i soldi a casa nel proprio paese, si trascura pur di non perdere i privilegi acquisiti. Ormai da trent’anni in America, è una brava imprenditrice ed, in un certo senso, una scouting: tra tutte le filippine emigrate che conosce, in cerca di lavoro, sa capirne le caratteristiche e le capacità, sistemandole adeguatamente in grandi case di persone facoltose.

Mae, giovane donna in carriera, è il vice direttore della Golden Oaks Farm. In procinto di convolare a nozze, tra un preparativo e l’altro, si occupa di trovare nuovi finanziatori, nuove clienti, nuove ospiti “premium” ed, anche, ampliare l’attività della Golden Oaks. Le ospiti sono “merce”, ed anche se in alcuni casi l’attività che svolge per la Farm può apparire asettica ed intransigente (sono solo affari), in realtà Mae è come una qualsiasi altra lavoratrice, che per salvare il proprio lavoro deve compiere delle scelte, spesso difficili.

Reagan è un’ospite “premium”. A differenza di Jane, il suo essere americana, istruita ed appartenere ad famiglia benestante, la rende privilegiata rispetto ad altre ospiti. Le facoltose clienti della Farm prediligono queste ragazze rispetto a donne di razza non caucasica, anche se, come si domanda spesso Mae, non se ne comprende la motivazione. E’ difficile capire la razza della gestante possa influenzare in qualche modo un feto che non è geneticamente loro. Con una vita emotivamente difficile, una madre (forse) affetta da Alzheimer e sempre in netto contrasto con il padre, Reagan è una ragazza in cerca di qualcosa, di un qualcosa che le spieghi il perché delle cose e che la faccia sentire viva.

In realtà, però, il romanzo parla anche di Lisa, Angel, Eve e Segundina, e di tante altre donne di cui non conosceremo mai i nomi, ma che vivono intorno a noi, in un misto di timore, umori e sorrisi. Quasi del tutto invisibili ai nostri occhi.

2. MATERNITA’ SURROGATA O GESTAZIONE PER ALTRI

la fabbrica DI JOANNE RAMOS

L’argomento del libro è stato trattato, forse, in maniera troppo negativa o superficiale dai lettori. Spiegavo prima che questo non è un libro distopico, ma contemporaneo, e questa distinzione è molto importante, perché la GPA (Gestazione per Altri) è un argomento molto attuale.

Nel 2017 veniva presentata all’ONU un’esplicita richiesta di abrogazione, a livello mondiale, della maternità surrogata. Proposta poi rigettata con specifici chiarimenti.

A detta dei firmatari (tra cui molte femministe), questa sarebbe una pratica «incompatibile con il rispetto dei diritti umani e della dignità delle donne», al pari della schiavitù e delle mutilazioni genitali.

Sinceramente questa affermazione mi ha lasciato alquanto basita. Chi è contrario taccia di ignoranza la comunità, perché non si interessa dell’argomento e non sa come funziona. Ma loro, al contrario, quanto sanno veramente su questo argomento?

Normativa Comparata

Mi pongo questa domanda perchè leggendo la normativa delle altre nazioni si configura un quadro molto differente.

La quasi totalità delle nazioni che permette la maternità surrogata ha una normativa molto severa e stringente, forse le più lassiste sono la Russia ed alcuni stati degli USA.
In molti paesi, ad esempio come la Gran Bretagna e il Canada, la maternità surrogata si può praticare solo se altruistica, ovvero senza alcun controvalore economico, e sempre se, come in Gran Bretagna, uno dei due genitori è residente in quella nazione.

La maternità surrogata, inoltre, in molti casi è permessa solo quando sia documentalmente dimostrata l’impossibilità, per i genitori, di avere figli.

Ancora, la normativa internazionale stabilisce che la pratica è illegale quando il nascituro non abbia alcun rapporto di parentela con i futuri genitori. L’ovulo e lo sperma, detto brutalmente, deve essere dei genitori richiedenti o, almeno di uno dei due. In questo caso, sicuramente il nascituro non è figlio della gestante, quindi quest’ultima non avrebbe alcun diritto sul bambino. Al contrario, se nessuno dei due genitori ha un legame di parentela con il bambino, siamo di fronte ad un’ipotesi di reato, quale l’adozione illegale o vendita di bambini.

Il femminismo 

Riporto qui una frase contenuta in un articolo che ho letto, scritto da Giulia Siviero:

Non si è madri, lo si diventa se lo si desidera”.

Una frase che richiama alla mente la battaglia delle femministe per la legalizzazione dell’aborto, quando gridavano “L’utero è mio e me lo gestisco io”.

Ed è qui che nasce la mia confusione nel leggere che le femministe sono contraria alla GPA.

La fabbrica Il loro messaggio è, difatti, contraddittorio, poiché se io volesse abortire, cioè togliere la vita ad un bambino che è dentro di me, ho il diritto di farlo, perché l’utero è mio e me lo gestisco io; mentre se volessi donare la vita ad un bambino non mio, cioè se volessi usare il mio utero per rendere felice una coppia che non può avere figli, l’utero non è più mio, cioè non ho più alcun diritto sul mio utero.

Ovvio, questa rimane la mia personalissima opinione, però mi ha fatto riflettere.

Spesso la gente parla senza mai interrogarsi su cosa provano le donne che non riescono ad avere figli e ne vorrebbero di propri, senza ricorrere all’adozione. La legalizzazione in Italia, di questo istituto, anche solo in maniera altruistica, per me sarebbe l’unica soluzione. Le gestanti sarebbero tutelate sotto ogni punto di vista, sia medico che legale; mentre le coppie italiane non dovrebbero recarsi all’estero, evitando tutti i rischi a cui potrebbero andare incontro, medici, legali ed economici. In più ne gioverebbe anche l’economia sanitaria.

Diciamoci la verità: ci sono nazioni dove si donano ovuli e sperma, per chi non ha un compagno o non ha ovuli sani. Perché dovrebbe essere vietato donare una gestazione?

Problemi morali?

Nel libro, come in ogni romanzo, troviamo dei casi limiti:

  • donne in carriera che, al pari degli uomini, non possono perdere il loro tempo per affrontare una gravidanza e quindi ricorrono a queste madri surrogate;
  • ci sono clienti anziane che in passato hanno congelato i propri ovuli ed, ora, vorrebbero un erede grazie all’aiuto di una giovane gestante;
  • infine, troviamo le ospiti, donne con forti problemi economici che si prestano a portare avanti queste gestazioni altrui pur di sopravvivere.

Tuttavia, nei paesi dove questa pratica è legalizzata, le gestanti non vengono sfruttate, vi sono limiti (di età ma anche l’obbligo di avere già figli propri, per superare eventuali impatti emotivi) e divieti.
Ma, ancora di più, vi è un contratto scritto con prestazioni sinallagmatiche: ovvero un contratto che prevede un equo scambio di prestazioni. Io porto in grembo tuo figlio, in cambio avrò un ritorno economico o ne trarrò un beneficio morale (se altruistico).

C’è proprio un brano sul punto:

[…]«Certo, ma se quella parte non avesse alternative? Voglio dire, lo “scambio” potrebbe non essere “conveniente” per quella parte, ma solo la scelta migliore tra una serie di opzioni che sono… be’, una più schifosa dell’altra» […] «Vero» risponde Mae senza scomporsi. «Ma lo scambio, come hai appena riconosciuto anche tu, rimane l’alternativa migliore. Senza scambio, senza questa alternativa relativamente migliore, quella parte se la passerebbe peggio, non credi? Noi non costringiamo le Ospiti. Sono loro che scelgono liberamente di lavorare per noi, direi persino che sono felici. Le trattiamo estremamente bene e le ricompensiamo più che adeguatamente per i loro sforzi».

Maternità surrogata legalizzata

Siamo di fronte, quindi, a due tipi di maternità surrogata legalizzata: la prima altruistica, volontaria e senza scopo di lucro; la seconda, contrattuale, la cui sottoscrizione non è sottoposta a coercizione. Io ritengo che tutto ciò che sia legalmente disciplinato mette entrambe le parti in sicurezza. Il problema, al contrario, si presenta in quei paesi dove questa pratica non né illegale né disciplinata; è in questi paesi che dovrebbe trovarsi una soluzione per aiutare chi una scelta non può compierla.

3. SI LEGGE TUTTO D’UN FIATO  

la fabbrica DI JOANNE RAMOS

Il romanzo in sé è molto ben strutturato. Ogni capitolo è dedicato ad un singolo personaggio. Il flusso della storia è continuo, ma spazia da un personaggio all’altro per mostrarci come gli stessi eventi vengano visti, e percepiti, da ognuno in maniera diversa.

Le Ospiti

Abbiamo Jane, che cerca di fare sempre la cosa giusta, ma sono più le volte che sbaglia che altro. Sempre all’erta per lo stato di salute della figlia che non riesce mai a vedere, rimane una cameriera che ha soggezione delle donne americane anche quando Reagan cerca di far amicizia con lei.

Di converso Reagan, sempre vissuta nella bambagia, non comprende i comportamenti di Jane: non può capirli perché non ne ha i mezzi. Ha grandi aspirazioni altruistiche ma, di fatto, il tutto si riduce ad una propria insoddisfazione che affonda le sue radici nel rapporto con il padre e che la accompagnerà per l’intero libro senza mai risolversi.

Le “carnefici”

Mae e Ate, sono invece, le due figure “negative”. Entrambe fanno quello che fanno per soldi, ma se si legge fra le righe, non è veramente così.

La fabbrica

Ate vive mestamente e conosce bene le signore americane, sa come piacere loro. Si butta nel catering, suggerisce alle sue amicizie americane nuove tate o bambinaie, e qualche volta prende in cambio anche una percentuale per questo “suggerimento”: un premio per aver scelto “la persona giusta” … ma quello che fa, lo fa anche per il bene di queste povere donne.

Non le vende certo al mercato nero, anzi, tutte le sue ragazze vengono ampiamente retribuite.
Ed allora perchè è così importante guadagnare questi soldi? La risposta è semplice, li manda nelle Filippine, dalla sua famiglia, affinché i suoi figli vivano in modo dignitoso e decoroso.

Mae, invece, può sembrare cinica, ma come si dimostrerà esaurientemente alla fine, così non è. Certo, le Ospiti non sono le sue clienti, ma non sono neanche semplicemente merce, un oggetto. Il contratto, però, è sottoscritto da tre parti: le Ospiti, i Clienti e la Clinica. La clinica è tra l’incudine ed il martello. Qualunque cosa può andar male e bisogna sopperire ad ogni emergenza, per salvaguardare tutte le parti del contratto. A volte anche dalle parti stesse.

Le Ospiti, quindi, vengono monitorate dalle telecamere, ma senza l’audio per la salvaguardia della loro privacy. Sono sottoposte a rigide regole sulle persone da incontrare o sui percorsi da seguire nel parco della clinica, ma perché, in caso contrario, possono contrarre malattie che possono danneggiare il feto. E molti di questi casi si verificano nel libro.

Si legge veramente tutto d’un fiato

Insomma, vi assicuro che forse la semplice lettura della trama in potrebbe non invogliarvi alla lettura, ma in realtà vi assorbirà totalmente. Quotidianamente ci sono donne che combattono per mantenere i propri figli, contando solo su sé stesse, o per mantenere il proprio posto di lavoro, faticando il doppio perché non sono nate uomini.

Ci sono diverse realtà, nella vita come nel libro, ma alla fine dei giochi, anche se si è di classi sociali diversi, di mondi o culture diverse, aprendo il proprio cuore ci si può aiutare a vicenda, non diventando amiche, forse, ma sicuramente imparando a rispettarsi l’una l’altra.

Un saluto

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