LA SCUOLA GRANDE DI SAN ROCCO A VENEZIA
La Scuola Grande di San Rocco a Venezia è paragonabile, per la sua peculiarità, ad una piccola Cappella Sistina, poiché al suo interno troviamo opere d’arte pregiatissime. In particolare la Scuola è nota principalmente per la sua collezione di opere del Tintoretto, suddivise in tre grandi Sale, ma in realtà ospita anche opere del Tiepolo, di Tiziano e di Giorgione ed opere scultoree lignee di notevole bellezza create da Francesco Pianta Il Giovane.
O almeno così è all’apparenza, perché in realtà cela anche misteri, profezie eretiche e percorsi iniziatici. Se siete curiosi potrete leggere in questo altro mio articolo tutto sui misteri della Scuola Grande di San Rocco.
Per qualsiasi informazioni, invece, in merito agli orari ed ai giorni di apertura cercate sul sito, qui.
INDICE
VENEZIA
Venezia è una città che amo. Io l’ho scoperta grazie alla mia amica Teresa, una veneziana acquisita.
Andando spesso a trovarla, fin dai tempi dell’Università, posso affermare che una città come Venezia non si giudica in un giorno.
Per apprezzare una città devi comprenderne la quotidianità.
Molti trovano Venezia caotica, troppo affollata, invivibile, ma per apprezzarla non puoi limitarti ad andarci il periodo di Carnevale o durante la biennale, per una giorno solo.
Devi dormire lì, vivere per qualche giorno in quella città (non sulla terraferma). Devi mangiare nei locali dove è solito andare chi lì ci abita, camminare per le strade semideserte mentre la luna si riflette nell’acqua dei canali, scoprendo ad ogni passo, un museo, un palazzo, uno scorcio mozzafiato.
E’ solo così che percepisci la magia di una città costruita sull’acqua e, purtroppo, anche una marea di reumatismi!
I sestieri
Per orientarti a Venezia, intanto, devi capire che qui è tutto diverso.
Così come noi abbiamo Piazze, Vie e Quartieri, i veneziani hanno Campi, Calli e Sestieri.
In più hanno le Rughe (le calli più importanti, come la Ruga Rialto) e le Fondamente, ovvero i tratti di strada che costeggiano un canale. Infine ci sono i ponti, una marea di ponti. Quindi non farti “ingannare” dai veneziani: alla domanda “quanto dista?”, vi risponderanno sempre “oh al massimo tre, quattro ponti” … e poi, dopo un’ora, stai ancora imprecando per non aver preso il vaporetto.
LE CONFRATERNITE

La Scuola di San Rocco è gestita da una Confraternita.
Nel passato, a Venezia le confraternite era chiamate Schole, o Scuole, al pari delle associazioni di lavoratori ed artigiani. Vi erano le scuole normali, alle quali accedeva il ceto medio, e poi c’erano le Scuole Grandi, quelle più prestigiose, alle quali aderivano anche i patrizi (i nobili veneziani).
Queste scuole erano degli strumenti di welfare utilizzati dalla Repubblica per aiutare i più bisognosi, senza intervenire direttamente ma per il tramite di altri cittadini, con la beneficienza e l’assistenzialismo.
Ogni Scuola aveva il proprio atto costitutivo chiamato Mariegola (Madre Regola).
La maggior parte di queste scuole aveva una finalità corporativista, e solo in minima parte religiosa. Le confraternite a scopo religioso erano chiamate Scuole dei Battuti, poiché i membri erano soliti, durante le processioni, autoflagellarsi colpendosi con le fruste.
Con il tempo, delegarono questa abitudine ai poveri, dietro compenso.
SAN ROCCO

La confraternita che gestiva la Scuola aveva eletto a suo patrono San Rocco.
Rocco di Montpellier era un pellegrino francese ed oggi è uno dei santi più venerati ed amati del mondo. Protettore degli ammalati, dei contagiati e patrono delle epidemie (forse dovremmo pregare San Rocco in questo periodo di Covid) è diventato il santo patrono dei volontari.
La storia del Santo è misteriosa, poiché la maggior parte della sua vita non è ancora stata del tutto ricostruita. Ad ogni buon conto questo giovane ragazzo, partito in pellegrinaggio da Montpellier come figlio di un’importante e ricca famiglia francese, giunse in Italia proprio durante una delle più devastanti epidemie di peste della storia.
Piuttosto che recarsi subito a Roma, iniziò ad aiutare i malati finché, dopo l’apparizione di un Angelo, iniziarono i suoi miracoli: la guarigione dalla pestilenza, per suo tramite, di interi paesi.
Purtroppo, nonostante tutta una vita dedicata ad aiutare gli altri, venne arrestato e buttato in carcere, a Voghera, ritenuto una spia dai suoi parenti, che non lo avevano riconosciuto.
Morirà in carcere. Solo in seguito, alla vista del corpo, una sua zia lo riconoscerà e lo farà degnamente seppellire.
Il corpo fu inizialmente mantenuto a Voghera per poi essere traslato, nel 1485, a Venezia.
Nel 1490 venne definitivamente deposto nella Chiesa di San Rocco, fatta erigere dalla Confraternita di San Rocco.
La Confraternita Di San Rocco
La Scuola di San Rocco a Venezia era una Scuola di Battuti, riconosciuta dal Consiglio dei Dieci della Repubblica nel 1478.
La Confraternita riuscì, nel tempo, ad acquistare dai Frari il terreno per edificare la sua prima sede. E così, intorno a Campo San Rocco, venne edificata la chiesa intitolata al patrono ed un piccolo edificio oggi noto come Scoletta.
La confraternita divenne, nel tempo, una Scuola Grande, e spostò la sua sede nella nuova costruzione. Se possiamo ammirare tutte queste opere è solo perché questa fu l’unica Scuola che sopravvisse all’occupazione napoleonica, anche se con non poche perdite economiche.
La confraternita è tutt’oggi attiva e possiede la Scuola Grande, la Scoletta e la Chiesa di San Rocco.
SCUOLA GRANDE DI SAN ROCCO

La Scuola si trova nel sestiere di San Polo ed è un posto straordinario.
Quasi ogni volta che vado a Venezia non manco di visitarla.
L’ingresso è a Campo San Rocco e se passi velocemente rischi quasi di non vedere il suo ingresso. Sulla piazzetta c’è anche il Museo di Leonardo Da Vinci, all’interno della Scoletta, e la bellissima Chiesa di San Rocco dove, grazie alla Confraternita, sono conservate le reliquie dal Santo francese e diverse opere del Tintoretto.
La costruzione dell’edificio iniziò nel 1511 e si concluse nel 1527.
Il Tintoretto rivestì la Scuola di teleri per più di vent’anni. I lavori iniziarono nel 1564, dalla Sala dell’Albergo, continuarono nella Sala Capitolare e si conclusero, nel 1587, con la Sala Terrena.
I teleri
I teleri erano delle opere pittoriche realizzate su enormi tele attaccate direttamente alla parete dell’edificio. Venivano realizzati cucendo più tele tra loro, persino di maglie differenti, poiché all’epoca non vi era la possibilità di crearne di quella grandezza. Ancora oggi se ne possono scorgere le cuciture.
Queste grandi tele sono tipiche delle schole veneziane, poiché meno soggette al deterioramento proprio degli affreschi realizzati in luoghi particolarmente umidi, quale l’ambiente lagunare.
San Rocco in Gloria

Tutto ebbe inizio con uno concorso.
La Scuola aveva bandito un concorso pubblico per affidare la decorazione del soffitto della Sala dell’Albergo. Gli artisti candidatisi avrebbero dovuto portare alla scuola i loro schizzi per una valutazione.
Ma il Tintoretto spiazzò tutti.
Realizzò ed installò il dipinto di “San Rocco in Gloria” al centro della volta della Sala.
I committenti si risentirono perché non avevano richiesto un quadro e non volevano pagarlo, ma l’artista, ancora una volta, sorprese tutti dichiarando che lui lavorava così e se non gli fosse piaciuto potevano tenerselo, senza pagarlo.
Era il 1564 e, poco dopo, il Tintoretto ricevette l’incarico.
La Cappella Sistina del Tintoretto
Il Tintoretto dimostrò una vera passione per questo luogo. Dipinse gratuitamente tutta la volta della Sala dell’Albergo e l’anno seguente divenne un confratello.
Negli anni si dedicò con passione alla sua Scuola. Terminò i quattro teleri delle pareti della Sala dell’Albergo, ne realizzò altri 8 nella Sala Terrena e 34, tra pareti e soffitto, nella Sala Capitolare.
Appare evidente che, anche grazie a tutte le altre opere qui contenute, la Scuola di San Rocco meritò, con il tempo, di essere considerata uno dei più grande gioielli artistici di Venezia.
IL TINTORETTO
Il Tintoretto, al secolo Jacopo (o Giacomo) Robusti, fu un grande e famoso pittore veneziano.
Il soprannome gli deriva dall’attività che svolgeva suo padre, ovvero il tintore di stoffe, e Jacopo spesso usava firmarsi proprio così.
All’inizio della sua carriera si dovette scontrare contro la personalità imponente di Tiziano, signore incontrastato dell’arte veneziana, ma con il tempo riuscì a ritagliarsi il proprio spazio. Lavorò molto realizzando teleri per le varie Scuole veneziane, come la Scuola Grande di San Marco e di San Rocco, e la Scuola della Trinità, ma anche effettuando ritratti, in diretta concorrenza con Tiziano.
Si faceva aiutare a bottega dai figli, in particolare dalla figlia Marietta, bravissima ritrattista.
A Venezia erano noti per la loro velocità. Riuscivano a finire un ritratto completo persino in mezzora, per la gioia dei committenti impazienti.

Marietta, detta la Tintoretta (che purtroppo morì giovane), ancorché figlia illegittima, era la sua preferita e si pensa che il padre l’abbia ritratta, assieme alla madre (una sconosciuta signora tedesca) nella “Presentazione della Vergine al Tempio” della Madonna dell’Orto.
Quando morì, lasciò tutto ai suoi figli ed alle sue figlie, in parti uguali.
SALA TERRENA
La Scuola ti accoglie col Ciclo di opere dedicate alla Storia della Vergine Maria.
Nei Vangeli canonici non si parla molto di Maria, della sua vita abbiamo ben poche notizie.
Gli episodi che ricordiamo sono l’Annunciazione, l’Adorazione dei Magi (per saperne di più leggi qui), La Fuga dall’Egitto e La Strage degli Innocenti, che nella Sala ritroviamo tutti sulla destra.
In fondo alla Sala, uno di fronte all’altro (rispettivamente sulla destra e sulla sinistra) possiamo ammirare due teleri che, per la maggior parte degli studiosi, dovrebbero rappresentare Santa Maria Maddalena e Santa Egiziaca (vedi tuttavia qui), due sante eremite.
Sulla parete di sinistra, infine, abbiamo “La circoncisione” (o “Presentazione al Tempio“) e “L’Assunzione”.
L’Assunzione è un dogma recente, proclamato nel 1950, e non era citato nei Vangeli canonici, bensì nel Protovangelo di Giacomo (per ulteriori informazioni leggi questo articolo).
Quindi come mai la troviamo qui, se con il Concilio di Trento, nel 1570, erano state vietate rappresentazioni iconografiche dei racconti contenuti nei vangeli apocrifi?
Possiamo solo ritenere che Il Tintoretto fu molto abile nel barcamenarsi tra le iconografie imposte dalla Riforma e dalla Controriforma, riuscendo a creare opere di grande pregio, celandovi, all’interno, messaggi oltremodo pericolosi, senza farsi scoprire dall’Inquisizione. Quindi se da un lato il Tintoretto rappresentò molti di questi episodi “apocrifi” perché ormai si erano radicati nella cultura popolare; dall’altro si spinse oltre, rappresentando, a suo modo, una teoria dichiarata eretica dall’Inquisizione, ideata da Guillaum Postel (leggi qui), sulla venuta di un secondo Messia donna.
Piccole curiosità
Teorie a parte, ricordiamo che dietro a molti quadri del passato, si celano diversi messaggi più o meno segreti. Teorie eretiche, percorsi iniziatici, amori non contraccambiati o anche solo pubblicità o propaganda politica. La bellezza dell’arte sta in questo, non va ammirata solo l’opera in sé, ma va letta sotto diversi punti di vista, di cui vi daremo un piccolo assaggio.

Nell’Annunciazione, in basso a sinistra, c’è un giovane intento lavorare. Secondo alcuni studiosi, è Gesù che sta realizzando la Croce con la quale verrà crocifisso, a simboleggiare che già al momento dell’Annunciazione della sua nascita, la Madonna potesse presagire il destino del figlio.
Appena più in alto, sul capo del giovane, c’è una specie di cappio e una lancia, quella che un giorno gli perforerà il costato.
“La strage degli innocenti” del Tintoretto è ottimistica. Nello sfondo, in lontananza, vediamo alcune donne che riescono a salvarsi dall’attacco dei soldati, attraversando un fiume, simbolo di purificazione. Nelle opere con soggetto simile, non assistiamo mai ad una fuga salvifica.
Tra loro, per alcuni studiosi, c’è Elisabetta, che riesce miracolosamente a mettere in salvo suo figlio, San Giovanni Battista.
Con “L’Assunzione”, il Tintoretto vuole evidenziare come la Madonna stia salendo in cielo per volere del Signore, con anima e corpo, in un tripudio di angeli. In fondo lei e Gesù sono gli unici ad essere stati assunti in cielo con il loro corpo umano.
SALA CAPITOLARE

Nella Sala grande, detta Capitolare perché vi si tenevano le riunioni del Capitolo, troviamo diverse opere, non esclusivamente del Tintoretto. In questa sala ci sono ben 34 teleri, disposti tra pareti e soffitto; 9 quadri di autori tra i quali il Tiepolo, il Tiziano, il Giorgione ed altri; 20 telamoni di Francesco Pianta e diversi dossali di G. Marchiori.
I teleri alle pareti raffigurano San Rocco e San Sebastiano, invocati contro la peste, ed alcuni episodi legati alla vita di Gesù. Sul soffitto, invece, vengono rappresentati episodi del Vecchio Testamento.
E’ la sala più importante e ricca di opere d’arte dell’intera Scuola.
Piccole curiosità

Nell’Adorazione dei pastori, il Tintoretto interpreta l’episodio in maniera molto originale, dividendo la composizione su due piani sovrapposti. La Sacra Famiglia occupa la parte superiore, illuminata da una luce eterea, mentre in basso i pastori offrono i loro doni. Nella parte inferiore troviamo alcuni animali.
Il Bue e l’Asinello, che avrebbero dovuto scaldare il bambinello (iconografia tipica del protovangelo di Giacomo).
Ma anche gli altri due animali, il gallo ed il pavone, hanno una loro simbologia.
Il gallo ricorda il tradimento di San Pietro ma anche il ritorno della luce dopo l’oscurità, poiché il canto del gallo annuncia l’alba, così come annunciò la nascita di Cristo e la sua Resurrezione.
Il pavone rappresenta, invece, l’immortalità e la resurrezione di Cristo. Secondo una vecchia credenza, infatti, si riteneva che dopo la morte la carne del pavone non si deteriorasse, dando così un senso di immortalità ai credenti. Il fatto, poi, che ad ogni autunno perdesse le piume e che queste ricrescessero a primavera, venne associato alla Resurrezione.
Il miracolo del serpente di bronzo

Questo telero, posizionato al centro del soffitto, racconta di un episodio della Bibbia che coinvolge Mosè ed il popolo ebraico in fuga dall’Egitto: «[…] il popolo non sopportò il viaggio. Il popolo disse contro Dio e contro Mosè: “Perché ci avete fatto salire dall’Egitto per farci morire in questo deserto? Perché qui non c’è né pane né acqua e siamo nauseati di questo cibo così leggero”. Allora il Signore mandò fra il popolo serpenti brucianti i quali mordevano la gente, e un gran numero d’Israeliti morì». Pentitisi, il popolo chiese perdono, e Dio disse a Mosè: «“Fatti un serpente e mettilo sopra un’asta; chiunque sarà stato morso e lo guarderà, resterà in vita […]».
Il serpente sopra il bastone lo vediamo alla sinistra dell’opera.
Il telero venne realizzato quando a Venezia imperversava un’epidemia di peste.
Un momento storico devastante che bene viene catturato anche in quest’opera, con la speranza, tuttavia, che per intercessione di San Rocco, Dio ponesse fine alla pestilenza, come fu per gli ebrei.
Gli altri due teleri rettangolari posti sul soffitto, invece, sono “Mosé che fa scaturire l’acqua dalla roccia” (il miracolo dell’acqua) e “La caduta della manna” (il miracolo del pane).
Queste due opere sicuramente celebrano le due mission della confraternita, ovvero fornire acqua e cibo ai più bisognosi.
FRANCESCO PIANTA IL GIOVANE
Nella Sala Capitolare, sulle pareti, troviamo i telamoni creati dal Pianta, ovvero le sue peculiari opere lignee ad alto rilievo che, per la loro unicità e bellezza, meritano una trattazione a parte.
Francesco Pianta è figlio d’arte. La sua famiglia aveva il legno nelle vene, ma sicuramente lui si rivelò il più geniale. Rimasto orfano in tenera età, venne cresciuto dagli zii. Da subito si dimostra un ragazzo talentuoso tanto che nel 1655, all’incirca ventenne, gli viene assegnato l’incarico di decorare tre pareti della Sala Capitolare della Scuola Grande di San Rocco.
Il lavoro lo occuperà per molto tempo.
Ne consegue un’opera del tutto originale sia per i soggetti rappresentati che per modalità di realizzazione, che rendono questa sala, oggi, un unicum al mondo.
Il Pianta mostra una padronanza della materia eccezionale, l’occhio deve indugiare sui particolari per capire se le stoffe e gli oggetti siano veri o finti, lasciandoti stupito.
In alcuni tratti mi sembra quasi il Bernini del legno, in particolare per come lavora i broccati e le stoffe.
Ad ogni modo il Pianta li chiama “geroglifici”, ed ognuno ha un forte carattere simbolico.
L’Iconologia di Cesare Ripa
Per aiutarci nella comprensione, l’artista ci indica, sul lunghissimo cartiglio che si srotola all’ingresso della Sala, la sua fonte principale.
Il Pianta precisa che i suoi telamoni traggono ispirazione da una delle edizioni dell’Iconologia dello studioso italiano Cesare Ripa.
Così come lo descriveva il Ripa, l’opera “necessaria à Poeti, Pittori, et Scultori, per rappresentare le virtù, vitij, affetti et passioni humane“, descrive, in ordine alfabetico, le caratterizzazione delle personificazioni di concetti astratti come, appunto, le virtù, i vizi e, persino, le passioni umane, contraddistinguendoli con attributi, simboli e colori particolari (come di fatto accade per i Santi).
In alcuni casi i telamoni sono praticamente identici alle xilografie che accompagnano il testo, in altri sono completamente differenti.
I TELAMONI
Pianta è un intagliatore tridimensionale, plastico, riesce a farti intuire di che materiale è fatto un oggetto, e come sia diverso da un altro, dando vita ad alto rilievi che vengono fuori dalle pareti come fossero vivi. I suoi personaggi traboccano letteralmente di attributi.
Per esempio, tra due telamoni molto particolari, Furore e Spia, vi è una Libreria interamente in legno, con al centro una piccola cassaforte che, volendo si può aprire e chiudere.
É una vera meraviglia, in particolare per la rappresentazione dei libri contenuti, che vengono sistemati in maniera scomposta, come se fossero stati appena consultati e rimessi velocemente al loro posto. Quando fu inaugurata scrissero: “molti vogliono assicurarsi col tatto che siano libri veri, o finti”.
I telamoni sono: Malinconia; Honor: Avaritia; Ignoranza; Scientia; Diceria; Distinzione del bene dal male; Speculazione; Furore; Magnificenza della libreria; Spia o curiosità; Scandalo o scrupolo; Piacere onesto; Cicerone oratore in difesa della Scultura; Giacomo (Jacopo) Robusti per la Pittura; Vigilanza; Abbondanza; Stratagemma; Biasimo vizioso; Geroglifici sotto le finestre.
La Scultura e la Pittura
I personaggi sono tutti allegorici salvo due, che potremmo definire storici.
Inseriti per celebrare le Arti inferiori, poiché non “ispirate dalle muse” (poesia, tragedia, ecc.), la Scultura e la Pittura sono rappresentate da due personaggi realmente esistiti.
A difesa della Scultura c’è Cicerone, caratterizzato da un’enorme piede di marmo, forse a richiamare le opere scultoree di Michelangelo. Dall’altro lato troviamo a difesa della Pittura, il maestro Jacopo Robusti, il Tintoretto.

Il telamone dell‘Ignoranza, è rappresentato con una figura accostata ad una testa d’asino, mentre la Spia ha il volto semicelato da un mantello dal quale emergono solo due occhi indagatori, quasi veri.
L’Avarizia è raffigurata senza braccia. Forse perché usavano definirli come noi, dalle “braccine corte”. Poi c’è la Scientia, raffigurante un anziano signore intento nella lettura di un grande libro.
Insomma, nelle sue opere il Pianta mescola con semplicità motivi eruditi, ripresi dalla letteratura latina, a luoghi comuni popolari.
Il simbolismo

Il simbolismo di queste opere, ancorché commissionate da una confraternita religiosa, necessitava di essere compreso da tutti. Così come l’arte sacra veniva codificata in simboli affinché il popolo potesse capirne i precetti, così questi “geroglifici” raccontavano vizi, difetti e pregi degli uomini, evidenziando la necessità e l’utilità della beneficienza, la vera mission della confraternita.
Del Pianta non ci resta nessuna altra opera. Possiamo dire che sia riuscito, così, a creare una degna cornice ai monumentali teleri del Tintoretto.
SALA DELL’ALBERGO

La Sala dell’Albergo, dove si tenevano le riunioni della Banca e della Zonta, è così suddivisa: sulle pareti abbiamo 4 teleri raffiguranti la Passione di Cristo, tra i quali la gigantesca Crocifissione, e 2 teleri che rappresentano altrettanti profeti.
Sulla volta, abbiamo San Rocco in Gloria, di cui abbiamo già parlato, e piccole raffigurazioni di allegorie, stagioni e virtù.
Secondo alcuni studiosi, i teleri principali altro non sono che le visioni dei due profeti, i quali, infatti, volgono lo sguardo verso le altre pareti come se ne profetizzassero l’accadimento.
Nel telero del Cristo davanti a Pilato (un episodio raramente rappresentato nel mondo dell’arte), si può assistere ad un vero processo farsa. Quando Gesù spiega a Pilato che il suo regno non è di questo mondo, Pilato va in confusione. Distoglie lo sguardo da Gesù perché non comprende i misteri della fede, e cerca l’aiuto dello scriba. Ma questo sta facendo solo finta di scrivere il verbale dell’udienza, perché anche per lui quelle parole non hanno significato.
Nel frattempo un servo versa l’acqua a Pilato, affinché se ne possa “lavare le mani”.
Con la Crocifissione, invece, il Tintoretto sembra voler creare un collegamento verticale fra la parete e la volta: attraverso il martirio di Gesù, Dio permette all’umanità di salire fino al Paradiso, passando attraverso la Sua Misericordia.
Nell’opera, salendo la scala che nel dipinto è appoggiata alla croce, si prosegue con lo sguardo oltre Gesù, fino ad arrivare un piccolo telero, sulla volta, che raffigura la Misericordia. Attraverso di essa si arriva a San Rocco, al centro della volta, nella Gloria del Paradiso.

E con questo, la nostra visita finisce qui, assicurandoti che la Scuola Grande di San Rocco a Venezia merita sicuramente una tua visita.
Bye Bye
Bibliografia
“Geroglifici e figure “di pittoresco aspetto”. Francesco Pianta alla Scuola Grande di San Rocco”, P. Rossi, Venezia, 1999
“Le Bizzarre sculture di Francesco Pianta”, M. Praz, Venezia, 1959
“Iconologia” di C. Ripa, Venezia, 1645
“Il ritratto di Venezia”, D. Martinelli, presso Gio: Giacomo Hertz, Venezia, 1684
“L’interpretazione dei cicli pittorici del Tintoretto nella Scuola di San Rocco”, C. De Tolnay
Per approfondimenti
http://www.lundici.it/2015/04/la-tintoretta-anima-mia-tu-sei-il-mio-capolavoro/
http://www.scuolagrandesanrocco.org/home/non-solo-tintoretto/pianta/
https://bestveniceguides.it/2018/04/30/guillaume-postel-e-linquisizione-a-venezia/




