HARRY POTTER E LA PIETRA FILOSOFALE
Harry Potter and the Philosopher’s Stone
Scopriamo assieme qualcosa di più sullo straordinario caso letterario di “Harry Potter e la pietra filosofale”.
Autore: J.K. Rowling
1° Editore: Salani
Anno edizione: 1998
Pagine: 296
Epoca: 1991
Ambientazione: reale
Località: Surrey/Londra/Scozia
Adattamento cinematografico: Sì
Scuola: Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts
Genere: Young Adult Novel
SAGA: Eptalogia (7 volumi) dedicata ad Harry Potter.
- Harry Potter e la pietra filosofale;
- Harry Potter e la camera dei segreti;
- Harry Potter e il prigioniero di Azkaban;
- Harry Potter e il calice di fuoco;
- Harry Potter e l’Ordine della Fenice;
- Harry Potter e il principe mezzosangue;
- Harry Potter e i Doni della Morte.
Antagonista: Lord Voldemort
INTRODUZIONE AL LIBRO

E’ una notte come le altre in Privet Drive, a Little Whinging, nel Surrey, quando, all’improvviso, in fondo alla strada, appare un uomo.
E’ vestito con una tunica celeste ed un lungo cappello a punta, e si chiama Albus Silente. Senza perdere tempo estrae uno strano accendino e con un clic fa sparire dai lampioni tutte le luci. Arrivato di fronte alla villetta al numero 4, si imbatte in un gatto, che si scoprirà essere una strega di nome Minerva McGranitt. I due iniziano a discutere di alcuni recenti accadimenti di portata nazionale, quando giù dal cielo piomba un gigantesco omone, di nome Rubeus Hagrid, in groppa ad una motocicletta volante. Gli abitanti della strada sono fortunatamente tutti addormentati e nessuno si accorge di nulla. I tre sono lì per assolvere ad un compito doloroso, lasciare un piccolo bambino davanti all’uscio di quell’abitazione, con una busta in grembo.
La premessa è importante perché la conosciamo solo noi lettori e gli zii del piccolo Harry Potter (questo è il nome del bambino). Nessuno glielo ha mai raccontato.
Harry si crede un bambino come tanti, anzi, più sfortunato degli altri perché ha perso entrambi i genitori in un incidente d’auto ed è stato accolto dai suoi zii che hanno a cuore solo l’interesse del loro figlio Dudley, appena più grande di Harry.
Harry vive in un sottoscala, come fosse un servo ed indossa solo abiti dismessi del cugino; viene bullizzato regolarmente sia a casa che a scuola e per questo non ha amici, visto che il cugino fa paura a tutti. Rimane, comunque un bravo bambino, anche se a volte gli capitano cose alquanto singolari, cose che potrebbero definirsi “magiche”. Tuttavia Harry non può assolutamente parlarne con nessuno perché in famiglia, solo a sentire la parola “magia”, volano parole grosse.
“Tu sei un mago”
Ed è proprio pochi giorni prima del suo 11° compleanno che accade qualcosa di veramente strano: Harry riceve una lettera indirizzata proprio a lui, al ragazzino che vive nel sottoscala di quella graziosa villetta inglese. Sarà per lui impossibile aprirla poiché lo zio Vernon farà di tutto per impedirglielo, nonostante, vi assicuro, il mittente facesse di tutto, ma proprio di tutto, per fargliele recapitare altre.
Si arriva persino alla fuga ma è tutto inutile.
Già, perchè il professor Albus Silente, preside della “Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts”, manda il gigantesco Hagrid a recuperare il bambino.
E’ la notte del suo 11° compleanno quando Harry, che aspetta tristemente lo scoccare della mezzanotte, scoprirà gran parte della sua storia. Gli si aprirà un mondo che lo catapulterà in una realtà stupenda e terribile assieme.
Lui è un mago. Tanti anni prima la sua famiglia fu aggredita da uno dei maghi oscuri più potenti della storia (Colui-che-non-deve-essere-nominato) ed Harry fu l’unico a sopravvivere. Fin da piccolo il suo destino era entrare ad Hogwarts così da imparare ad usare la magia dal più grande mago di sempre, Albus Silente.
Una nuova vita
Harry ora appartiene ad una comunità, avrà amici e insegnanti che gli vorranno bene, e non sarà più solo; ha un conto cospicuo nella Banca dei Maghi, la Gringott, e non sarà più povero. Da qui inizia la grande avventura della sua nuova vita che travolgerà il lettore, tanto da non poter smettere di leggere i suoi libri fino alla fine.
Il primo libro ruota tutt’attorno ad un misterioso oggetto celato accuratamente all’interno della scuola, la “pietra filosofale”. Man mano che si procede con il romanzo, l’autrice ci fornirà tutti gli elementi per comprendere il finale, ma al contempo, farà di tutto per fuorviare le nostre indagini. All’interno della scuola, infatti, si nasconde un pericoloso traditore. Riuscirai a capire chi è, prima della fine?
PERSONAGGIO PRINCIPALE

- Harry Potter, è il protagonista indiscusso della saga. E’ chiamato da tutti il “bambino sopravvissuto”, poiché è l’unico mago al mondo -in tutta la storia della magia-, ad essere sopravvissuto alla maledizione più potente di tutte, l’“Avada Kevadra”, l’anatema che uccide. Il padre era un purosangue, ovvero mago da svariate generazioni. La mamma, invece, era nata da genitori babbani (ovvero “non maghi”), quindi Harry è un “mezzosangue” (in inglese Half-Blood). Ad Hogwarts Harry, come loro, entrerà nella Casa dei Grifondoro. All’interno della scuola, infatti, gli allievi vengono assegnati ad una “casa” che diventa la loro famiglia per i 7 anni successivi. Vissuto sempre sotto l’oppressione del cugino, a scuola cercherà di riscattarsi mettendosi dalla parte di chi appare più debole. Ha un carattere testardo e curioso, e questo lo porterà a cacciarsi spesso in guai dai quali, per fortuna o per abilità, riuscirà a venir fuori, non senza l’aiuto dei suoi amici.
Cooprotagonisti
- Ron Weasley, è il primo ragazzo che Harry conosce durante il suo primo viaggio in treno verso Hogwarts, e diverrà il suo migliore amico. Figlio di maghi purosangue dai caratteristici capelli rossi, la sua famiglia non è benestante ed è snobbata dai maghi più ricchi e potenti. Harry troverà nella famiglia Weasley la sua famiglia, grazie, in particolare, all’affetto di Molly, la mamma di Ron. Anche i Weasley sono da generazioni membri della casa di Grifondoro;
- Hermione Granger, è la seconda persona che Harry conosce sul treno. L’affinità tra i tre non è immediata. Hermione è un piccolo genietto ed è “la strega più dotata del nostro anno” dirà un giorno Harry. Nella versione italiana i traduttori hanno erroneamente accomunato due differenti termini sotto la stessa parola “mezzosangue”: Half-Blood e Mud-Blood. Nel primo significato rientrano coloro che hanno un genitore babbano. Il termine è corretto nella presente accezione. Al contrario la parola mezzosangue viene erroneamente inserita nel secondo libro della saga, come insulto che Malfoy (un cattivello dei Serpeverde) utilizza contro Hermione. In realtà in inglese la Rowling utilizza il temine Mud-Blood, ovvero sangue sporco, infangato, visto che “mud” significa fango. La parola ha un’accezione negativa nel mondo dei maghi, è un’offesa, ed è rivolta a chi ha origine babbane, come Hermione che è figlia di dentisti. Anche lei entrerà nella casa dei Grifondoro e dopo una disavventura con un Troll diverrà un’amica inseparabile, fino alla fine.
PARENTESI PERSONALE
Voglio farvi una premessa personale. Nel lontano 2001 frequentavo un giovane compagno di studi e ricordo, come fosse ieri, la nostra prima uscita assieme. Lo costrinsi ad andare al cinema a vedere un film che mi aveva molto incuriosita: Harry Potter e la pietra filosofale. Non sapevo fosse tratto da un libro e non ne avevo mai sentito parlare, in fondo dovevo affrontare l’esame d’avvocato e, diciamo, non leggevo più libri fantasy da tantissimo tempo. Quando uscimmo dal cinema eravamo totalmente sconvolti, la storia era stata perfetta: i personaggi mi avevano conquistata certo, ma l’ambientazione era veramente magica. Tutto era studiato nei minimi particolari, l’autrice aveva inventato un mondo autentico, con sport nazionale, organi amministrativi e giudiziari, leggi, mezzi di trasporto innovativi e sorprendenti, oggetti incantati ovunque… insomma ne fummo conquistati.
Galeotto fu il libro

Il primo regalo che mi fece? Il libro di “Harry Potter ed il prigioniero di Azkaban” visto che il primo era praticamente introvabile.
Non serve dirvi che il giovane era mio marito, e da allora siamo rimasti fan sfegatati della saga, anche se lui non ha letto i libri (salvo proprio “il prigioniero di Azkaban”) ma ha visto solo i film. Io, che invece li ho letti, posso dirvi che a parte il primo, che è identico al film, gli altri sono molto più belli e coinvolgenti dei film, sono stati un crescendo di colpi di scena e forti emozioni, in due occasioni ho anche pianto.
Iniziai a seguire il sito inglese della Rowling, dove usava pubblicare dei giochi on line con dei piccoli spoiler sui libri in uscita o su se stessa, e fui una di quelle che comprò il settimo libro appena messo in vendita.
Insomma, si è capito che sono di parte.
Ho di recente scoperto che nelle nuove edizioni dei libri sono stati cambiati molti nomi, per avvicinarli a quelli inglesi, e forse qualcosa della mia recensione potrebbe non essere aggiornata!
DUE COSUCCE SULL’AUTORE
Come dicevamo in premessa, la maggior parte degli scrittori di young adult novel fantasy sono donne, a partire dalla prima, conosciuta con lo pseudonimo J. K. Rowling.
Se vi capitasse di leggere la biografia della Rowling, rimarreste molto stupiti, poiché non è una donna come le altre, ben che meno una scrittrice come le altre.
Gran parte della sua vita e delle sue emozioni è confluita dentro le pagine dei suoi romanzi, ed è grazie a questo maghetto che lei è ancora qui. La Rowling, infatti, perse la madre, affetta da sclerosi multipla, proprio in concomitanza con la stesura del primo libro, quindi il dolore di Harry per la morte dei genitori è autobiografico. Ancora, dopo la separazione turbolenta dal suo primo marito, dal quale aveva avuto una figlia, cadde in una depressione clinicamente accertata. Non aveva un lavoro, viveva di sussidi statali, si sentiva una fallita, ed in più doveva crescere una bambina tutta da sola. La sensazione di oppressione che la pervadeva si trasformò in una creatura magica: nacquero così i dissennatori.
Eppure non rinunciò mai al suo sogno di scrivere il racconto che aveva intrapreso, fu un po’ la sua cura.
Come una fiaba

Sono poche le cose che vi posso raccontare sulla scrittrice e su Harry che non abbiate già sentito, perciò non mi dilungherò molto, ma è famosissima la storia sulla genesi dei suoi libri, che sembra anch’essa quasi una fiaba.
Era il 1990 quando una giovane Joanne, durante un viaggio in treno di quattro ore, buttava giù una bozza dell’intera saga, e da quel momento scrivere la storia del maghetto più famoso del mondo diventò il suo chiodo fisso, nonostante vivesse di sussidi e soffrisse di depressione.
Nel 1995 finisce “La pietra filosofale” e riesce a trovare un agente letterario che la supporta nella ricerca di un editore. Dopo ben dodici rifiuti (12!) trova la casa editrice “Bloomsbury” che acconsente a pubblicarla. Come mai? Beh! Il presidente della casa editrice usava far leggere i libri per bambini alla figlia di 8 anni, ed in questo caso la piccola ne fu, come tutti, travolta tanto da chiedere al padre di poter leggere il seguito.
Ma il mondo dell’editoria era ancora ben lontano dal capire cosa aveva per le mani. Le chiesero di trovarsi un “alias”, un “nom de plume” maschile, perché per loro gli adolescenti già non leggevano, ben che meno avrebbero letto un libro scritto da una donna. Nacque così J.K. Rowling, al suo nome venne solo aggiunta la “K” iniziale del nome della nonna. Le dissero, inoltre, di trovarsi un lavoro perché non avrebbe potuto sicuramente vivere con i diritti d’autore.
Dalle stalle alle stelle
Nel 1997 pubblicarono 1000 copie del libro, di cui 500 andarono nelle biblioteche. Cinque mesi più tardi vinse il più rinomato premio letterario per bambini della Gran Bretagna, il Nestlé Smarties Book Prize. Solo un anno dopo, negli Stati Uniti, i diritti di pubblicazione del libro vennero messi all’asta e venduti per la modica cifra di 105.000 dollari.
Da quel momento in poi la sua diviene una strada tutta lastricata di successi. L’ultimo libro del maghetto, “I Doni della Morte”, è stato il più venduto di tutti tempi: in pratica si vendevano 11 milioni di copie al giorno!
Ma nulla di tutto questo la cambiò. Jo richiedeva agli editori di tutto il mondo di stampare i propri libri con carta riciclata per salvaguardare l’ambiente, fa molta beneficienza, e tanto altro ancora, insomma il successo non le ha mai dato alla testa.
Recentemente si è buttata sui libri per adulti, ha iniziato a scrivere gialli con lo pseudonimo di Robert Galbraight senza rivelarlo a nessuno. I libri ebbero un discreto successo ma quando si scoprì che la scrittrice era lei, si ebbe un incremento nelle vendite del 500.000%!
VALUTAZIONE
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5 pecorelle
L’abilità della Rowling è quella di introdurre all’inizio del libro tutti gli elementi per comprendere il resto della storia, in modo apparentemente casuale ma in maniera mai ridondante, per poi ripresentarteli alla fine. La lettura risulta così fluente, ed il colpo di scena finale è quasi sempre totale, senza distrazioni. La Rowling usa di rado l’ellissi, la figura retorica del nascondere alcune cose per creare suspense; l’unico mistero che viene celato (da Silente) per tutta la saga è quello legato alla cicatrice di Harry, mistero che verrà svelato praticamente solo a pochi passi dalla fine.
Questo modo di introdurre le cose per poi ripresentarle in seguito, è utilizzato per legare anche i diversi libri della saga tra loro, tanto che non può dubitarsi del fatto che sia stata abbozzata tutta assieme, per poi essere sviluppata separatamente.
Facciamo alcuni esempi relativi al primo libro:
- Il boccino d’oro: Nel primo libro Harry diventa “il cercatore più giovane” della storia del Quidditch, lo sport nazionale dei maghi. Durante la sua prima partita, vincere risulterà molto difficile anche perché qualcuno sta lanciando una fattura sulla sua scopa. Riuscirà Harry a prendere il suo primo boccino? La risposta è sì, ma perché gli finirà praticamente in bocca. E’ importante? Si, perché nell’ultimo libro questo particolare episodio sarà fondamentale per capire come trovare uno dei Doni della Morte;
- Il deluminatore: Nella prima pagina del libro, Albus Silente utilizza il deluminatore (o spegnino) per spegnere le luci di Privet Drive. Verrà utilizzato sporadicamente in altri libri ma di fatto ne risentiremo parlare nell’ultimo, quando sarà lo strumento usato da Ron per ritrovare i suoi amici;
- Lo “Specchio delle Brame”: Durante le vacanze invernali, Harry e Ron restano a scuola. Una notte Harry, mentre tentava di cacciarsi nuovamente nei guai, si ritrovava in un grande salone dove c’era un gigantesco, quanto misterioso, specchio. Guardando al suo interno si vedevano le cose che qualcuno desidera più di ogni altra, ed è allora che, guardandovisi riflesso, Harry scopre di desiderare solo di poter stare con i suoi genitori. Scoperto da Silente, lo specchio viene portato via, ma ora Harry sa come funziona, così come il lettore…
E così via discorrendo, anche nei libri successivi, troviamo episodi simili, come con la “Gringott“, la “Passaporta”, la “Pozione Polisucco”, “Mirtilla Malcontenta” e tanti altri esempi ancora.
HP e la Pietra Filosofale

La storia di Harry, nella Pietra Filosofale, si dipana in maniera lineare:
- Harry scopre di essere speciale e ciò gli dà la facoltà di fuggire da una brutta realtà;
- L’inizio è tutta una scoperta: ad Harry si apriranno le porte di un mondo fantastico e piano piano cercherà di abituarsi a tutto ciò che ha intorno (amici, magia, ecc.);
- Poi, d’improvviso, ecco la rottura di questo magico equilibrio: all’interno della scuola è nascosto un oggetto misterioso molto importante, e lui crede di sapere cos’è, ma contemporaneamente si rende conto che qualcuno lo vuole rubare, e lui crede di sapere chi;
- Assieme a Ron ed Hermione, superando diverse prove, Harry arriverà alla fine del percorso magico, dove c’è un doppio, se non triplo, colpo di scena. Harry qui si salva da solo, potremmo dire, grazie alla magia dell’Amore. Sarà la prima di tante altre situazioni critiche in cui si troverà ad affrontare grandi imprese, nelle quali se la caverà spesso grazie a molta fortuna.
L’antagonista
L’antagonista, nel primo racconto, potrebbe sembrare inizialmente Draco Malfoy, un piccolo e superbo ragazzino purosangue, iscritto nella casa dei Serpeverde, ma si comprende benissimo, poco dopo, che il suo nemico è, e sarà sempre, Colui-che-non-deve-essere-nominato, Lord Voldemort, che tutti credono morto ma che, forse, non lo è.
In questo primo libro la sua è solo una presenza effimera, un nome che incute paura, un ricordo che le persone hanno paura anche solo di rievocare.
IN CONCLUSIONE
E’ difficile credere che ci sia qualcuno che non conosca tutta la storia di Harry Potter, ma posso dirvi che il primo libro è veramente adatto ai bambini, non è cupo come i successivi. Ci sono tutte le emozioni legate alla scoperta della magia ed alla costruzione dei suoi rapporti amicali con i ragazzini della scuola, in particolare con quelli dei Grifondoro. Alla sua storia, poi, si intrecciano anche quelle degli altri bambini, che già allora mostrano quelle qualità che li caratterizzeranno nel futuro (come il coraggio di Paciock).
Ad ogni angolo c’è qualcosa da scoprire. Non è un libro sdolcinato, anzi, è ricco di suspense ma ha anche momenti di tenerezza, specie quando Harry scopre il modo per rivedere i propri genitori. Insomma “It’s magic”.
CURIOSITA’

- Una prima edizione della “Pietra Filosofale” può valere anche 1500/2000 €, non tanto per il successo letterario ma perché presenta uno di quegli errori che piacciono tanto ai collezionisti. Nella prima edizione, infatti, da un lato venne pubblicato il nome per esteso di Joanne K. Rowling, piuttosto che l’alias J.K. Rowling, e dall’altro perché pubblicarono il libro rappresentando Harry senza i suoi caratteristici occhialini!
- Nei libri di Harry Potter, la Rowling ci parla del Wizengamot, il tribunale dei maghi. In realtà nell’Inghilterra del VII d.C. esisteva una specie di Consiglio formato dai proprietari terrieri più influenti, che generalmente consigliava il re nelle sue scelte politiche e giuridiche. Quest’organo di chiamava Witenagemot, e proprio da questo trasse spunto la Rowling;
- Tutti sappiamo che Hogwarts fu fondata da due maghi e da due streghe, ma sono sicura che nessuno, o quasi, sa perché si chiami così. Ebbene, c’è una leggenda tra il popolo dei maghi che ci spiega che il nome provenga da un sogno fatto da Priscilla Corvonero (Rowena Ravenclaw, una dei fondatori). Priscilla sognò un maiale verrucoso che la portò presso una scogliera vicino ad un lago, indicandole il luogo dove far sorgere la scuola. In inglese, Hog vuol dire maiale e warts vuol dire verruche. Più semplicemente, la Rowling raccontò di aver visto una pianta mentre scriveva il libro, ed il nome le rimase impresso: la pianta si chiamava hogwort.
Se volete leggere di altre scuole magiche e misteriose, ne potrete trovare un elenco qui!
Bye Bye
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